Giornata mondiale dello sport

“Il 23 agosto 2013, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella Risoluzione 67/296 decise di proclamare il 6 aprile Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace. L’ONU, con questa commemorazione, riconosce il potere dello sport nel guidare il cambiamento sociale, lo sviluppo della comunità e promuovere la pace e la comprensione”.

Da che ho memoria, nella mia vita c’è sport!

Collegando a ritroso i puntini mi accorgo di come la sua forma si sia manifesta sotto più aspetti.

Atleta, allenatore, imprenditore, scrittore, formatore, insegnante, preparatore, docente e ancora atletaIdentità e ruoli tutti declinati intorno alla parola sport.

Oggi mi aggrappo allo sport, lo osservo e lo respiro per coglierne significati, indizi ed indicazioni per il futuro.

In questo momento storico lo sport mi appare come un racconto di un nuovo e importante futuro, mi immagino possano esserci posti per bambini e famiglie in cui praticarlo liberamente.

In questa immagine , si rende particolarmente evidente la felicità dello stare insieme tra bambini.

Passa in secondo piano la natura della pratica e trova spazio la dimensione sociale di interconnessione e scambio.

Colgo desiderio di rivedere nella pratica sportiva l’elemento che sicuramente, per me, nel mio percorso è stato il più caratterizzante, quello della condivisione con gli altri, della narrazione di momenti spensierati insieme a compagni, allenatori, genitori.

In questi giorni è proprio questa visualizzazione a muovermi e a farmi restare attivo nel mio lavoro, nel pensare alla realizzazione dei miei progetti di sport per l’innovazione sociale.

Scrivo, mi confronto, mi fermo e penso, riparto a progettare, cerco realtà con cui fare rete, organizzo meeting, tutto per mettere in moto un principio che realizzi l’idea di fare sport e attività insieme.

In questo modo porto avanti la mia convinzione che lo sport sarà un grande protagonista dell’attuazione della nuova Innovazione Sociale.

Tengo attiva, sempre, un’altra dimensione dello sport, da buon Atleta Quotidiano, mi alleno. Pratico sport per restare a contatto con parti intime del mio modo di essere, di vivere e di affrontare la vita.

Lo sport, da sempre, è il mio strumento per spiegarmi e scoprire le mie caratteristiche, il mio stato d’animo. Nella pratica trovo risposte e approfondisco la conoscenza di me stesso.

Realizzare progetti e sognare di delegare

Cari Condottieri Coraggiosi,

Nell’importante percorso della realizzazione ho incontrato spesso il forte desiderio di delegare, di passare a qualcuno gli aspetti che rientrano nella categoria, NON-IMPORTANTE – URGENTE. Mi riferisco a tutte quelle cose che richiedono tempo e possono essere fatte da “chiunque”, ovvero da tutti coloro che possiedono delle competenze per farle, delle hard skill.

Questo è quello che mi hanno insegnato ai corsi e che ho letto sui libri, ma nella realtà, almeno nella mia vita professionale, è veramente così?

Cercherò di rispondere sinceramente cercando di dare una descrizione che comprenda le tante esperienze fatte in questi anni.

Credo intanto, come scritto altre volte, che molto faccia il contesto in cui ci troviamo ad applicare le attività. Nell’innovazione Sociale, nei progetti che seguo e conduco io, spesso tratto argomenti nuovi, attività inusuete e che difficilmente rientrano nell’immaginario collettivo delle mansioni organizzative o pratiche di un determinato ruolo lavorativo.

Diventa quindi difficile trasmettere agli altri molte delle caratteristiche “soft” che richiede l’attuazione di un’azione all’interno di un progetto. Queste caratteristiche di personalità stanno a monte nelle persone prima di ogni attitudine pratica. Si può imparare ad usare un programma, difficilmente si impara a sorridere. Quindi un ottimo primo step nel progettare la collaborazione con le persone è identificare le caratteristiche di personalità che riteniamo debbano avere nel ruolo in cui pensiamo di inserirle nel nostro progetto. Sarà questo il primo elemento che ci renderà la vita più facile nel volere affidare pezzi successivi del nostro fare quotidiano.

Un’altra mia verità, che ancora oggi fatico ad interiorizzare, è che comunque lo devo fare io. C’è sempre un pezzo che mi rimane, razionalmente dico anche per fortuna, qualcosa che richiede il mio tocco, la mia impronta, che mi chiama a dare quel colore legato all’autenticità dell’ideazione, una sorta di marchio di fabbrica.

Questa parte si manifesta in più aree, e si presenta in diverse forme, una telefonata ad una persona, la rilettura di un articolo, l’apporto di energia in un particolare momento di flessione, una machina da scaricare nei momenti di urgenza. Questo avviene, questo c’è.

Esistono poi gli intoppi, gli imprevisti che, all’improvviso, ti riportano dentro di colpo: un collaboratore che si ammala, una relazione che avevi avviato e tenuto tu, un progetto da riadattare dal passato.La dimensione dell’oltre tempo è da considerare, per quanto tu sia bravo a circoscrivere a slot di tempo giorni e durate, quando guidi e conduci il tuo progetto, spesso ti troverai a dovertene occupare al di fuori di quei confini, ma se non li mettessi sarebbe molto peggio, ne saresti travolto.

Aggiungo anche che è bello che un mia idea prende proprio colori e sembianze di ciò che immagino e sogno, nel tempo ho imparato ad apprezzare anche la negoziazione di questo con altre persone nutrendomi del valore della condivisione. Questo può avvenire a vari livelli gerarchici presentandone benefici, sia in termini di suddivisione del peso e degli oneri di responsabilità, che termini di motivazione alla realizzazione. 

La futura dimensione sociale dello sport

“Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e donna, e niente potrà mai ricompensare la sua assenza.”
Pierre de Coubertin

Un’azione ripetuta, indipendentemente dalla sua natura, diventa una abitudine. Sicuramente in questo ultimo anno tra le nuove abitudini, di cui probabilmente non siamo ancora del tutto consapevoli, ci sono quelle di carattere sociale. Mi riferisco prevalentemente al drastico cambiamento delle abitudini sportive di bambini e famiglie proprio come “abitudine sociale” allo stare insieme, al fare sport all’aperto, al ricercare l’occasione sportiva di confronto proprio perchè apparteneva alla vita di tutti i giorni.

La bici, il parco, gli amici di scuola, la società sportiva. Si stava insieme per fare sport, per giocare, e grazie a questo si viveva una continua esperienza sociale, di relazione, di crescita.

Sicuramente, dopo un anno di “diversità”, qualche cosa è cambiato. Difficile capire quali nuove abitudini si siano instaurate, l’istericità generata dai continui cambiamenti sta impedendo il consolidamento di nuovi equilibri comportamentali, di certo si è perso molto del fare che apparteneva alle routine delle nostre vite di più di un anno fa.

La socializzazione sportiva sicuramente è stata alterata, la sua presenza nelle nostre vite e, sopratutto in quella dei bambini e dei giovani ha ricevuto una brusca interruzione e quindi, andando lo scorrere del tempo verso il futuro ovvero in avanti, necessiterà di una nuova ridefinizione.Quale sarà la nuova dimensione di questo elemento sociale? Cosa possiamo e potremo fare di proattivo per generare nuove abitudini sportive nella vita sociale delle persone e dei bambini?Si accettano idee, proposte, soluzioni e ogni cosa che possa essere fonte di stimolo.Ecco alcune delle cose che mi son balenate in testa e su cui penso di orientare energie e sforzi nelle prossime settimane.

Penso al sistema sportivo di base che, per più motivi, dovrà cambiare, nella sua struttura organizzativa, enti, spazi e proposte dovranno rispondere ad un nuovo scenario sociale.
Difficilmente troveremo le soluzioni di prima, perchè avremo nuovi bisogni ma anche perchè il cambiamento avvenuto si ripercuoterà sul sistema sportivo. Non tutte le realtà sportive esisteranno ancora, gli spazi sociali di aggregazione pubblici e privati saranno necessariamente diversi perchè le regole di frequentazione li cambieranno, l’accessibilità economica sarà condizionante rispetto alla proposte e tante altre cose ancora in definizione.

Ecco cosa vedo all’orizzonte in termini di soluzioni da cercare

  • Uno spazio per il volontariato sportivo.
  • Uno spazio per l’attività all’aria aperta condotta da professionisti in modo informale con possibilità smart di accesso e partecipazione.
  • Società e Associazioni sportive a vocazione sociale, ovvero che potranno ripensarsi al di fuori degli spazi canonici sportivi, centri sportivi e corsi sportivi avranno nuove caratteristiche fisiche e metafisiche.
  • La tecnologia a supporto dello sport potrà risultare molto utile per conoscere servizi e progetti, per accedervi con più facilità.

La discussione è aperta… si accettano spunti e riflessioni.

Nel podcast vi racconto cosa vedo e cosa penso possa accadere alla socializzazione sportiva.

Prendersi la Responsabilità del progetto

“Chi è il responsabile qui?” nel mettermi a scrivere questo articolo mi balza in mente questa immagine, di quando, entrando in un posto, si vuole interlocuire con chi può decidere, con chi ha voce in capitolo, allora si chiede chi sia il Responsabile.

È imprescindibile quindi che ci sia qualcuno che guida e che si prende la responsabilità di condurre. In alcuni contesti, quelli più canonici, si associa anche un diverso riconoscimento economico a chi svolge un “ruolo di responsabilità”.

Mi chiedo quindi cosa succede nel caso della realizzazione di idee e progetti meravigliosi, soprattutto nell’ambito dell’Innovazione Sociale. E’ sufficiente assegnare le diverse responsabilità affinché tutto accada e si concretizzi? Una volta nominato un responsabile possiamo occuparci d’altro? Qual’è il rapporto tra la nostra personale responsabilità e il buon funzionamento di un progetto nell’innovazione sociale?

Premetto che non ho una risposta ma, in questi vent’anni di militanza nel corpo dei Condottieri Coraggiosi, ho sviluppato alcune convinzioni e linee di pensiero:

PREMESSA:il termine Responsabilità ed il significato che ognuno gli associa, nel contesto dei progetti per l’innovazione sociale, è fortemente legato all’ottenimento dei risultati.In questo settore serve grande energia e determinazione per portare avanti i progetti e le idee, quindi la motivazione che sta alla base, che serve per spingere, spesso risiede e si porta con sé la responsabilità che ci prendiamo.

Pertanto ecco uno schema di declinazione di alcuni pensieri legati alla responsabilità nell’innovazione sociale:

  • Responsabilità presenza e risultati
    • se desidero che un progetto, un’idea, prenda una determinata e ben precisa forma, se voglio che risponda a parametri definiti, la responsabilità si concretizza nella presenza all’interno del progetto. Come detto negli articoli passati, ciò di cui mi occupo, a cui dedico tempo è ciò a cui do valore.
  • Responsabilità e delega
    • Oltre alle mansioni è possibile delegare anche la responsabilità? fino ad un certo punto. Molte volte l’ho sperato, più per pigrizia o per stanchezza, in realtà, nell’Innovazione sociale, nel caso di progetti e idee nostre e molto autentiche, l’arrivare a delegare è un percorso mediamente lungo e complesso. Inizia con il processo di consapevolezza personale, passa dall’analisi dei collaboratori e arriva alla creazione di competenze personali di comunicazione e condivisione.
  • Responsabilità e condivisione
    • Condividere la responsabilità richiede negoziazione con sè e con gli altri relativamente ai risultati, alla forma e all’indirizzo del progetto. E’ bello poter avere qualcuno su cui poter contare perchè e solidale con noi nell’intero processo progettuale, questo potrebbe richiedere capacità di sapere negoziare alcuni aspetti relativi al progetto e al nostro modo di essere e operare. Può valerne la pena.

Per ciò di cui mi sono occupato in questi anni, Sport ed Educazione, posso dire che trovo molto difficile che un’idea nostra, un progetto che riteniamo espressione di noi stessi e dei nostri valori, possa attuarsi solo per tramite di altri.In questo caso il prendersene responsabilità coincide con l’averne cura, dargli valore e quindi presenza.

Tutto ciò alimenta il percorso di realizzazione, richiede grande motivazione.

È bene che all’interno della natura del progetto, dei suoi valori e della sua missione, ci sia qualche cosa fortemente vicina a noi, alle nostre caratteristiche di personalità, ai nostri valori tanto da portarci naturalmente a prendercene la responsabilità.

Nel podcast di oggi qualche imprecazione relativamente a questi argomenti.

La presenza dà Valore

Cari Condottieri Coraggiosi,
ultimamente mi trovo spesso a chiedermi quali sono le cose a cui dedicare tempo e quindi a cui dare valore.

Come prima riflessione porto quella sul la connessione tra tempo e valore. Un modo molto utile immediato per comprendere a cosa diamo valore è attraverso l’analisi del tempo che dedichiamo.

Come spendiamo il tempo delle nostre giornate? Nell’analisi numerica possiamo trovare tante risposte su ciò che per noi, più o meno consapevolmente, ha valore.

Questo concetto vale anche all’inverso, ovvero, nella consapevolezza di scegliere a cosa dedicarsi… come spendere e investire il proprio tempo? Molto probabilmente quelle a cui sceglieremo di dedicarci saranno le cose a cui vogliamo dare valore, importanza.

Ci possono essere momenti in cui serve fare chiarezza, riprendere le fila dei propri progetti e delle proprie idee meravigliose.In questo caso il primo tempo da trovare, quindi il primo elemento a cui dare valore è il pensiero.

Dedicare tempo a pensare e riflettere, per trovare cosa, in questo momento è davvero importante per noi.

Nel condurre i progetti di cui mi occupo spesso mi trovo rapito nel vortice energetico del fare e, in alcuni casi diventa difficile dare direzione alle energie e agli impegni, quindi ad orientare il tempo nel migliore dei modi.
È bene sapere, anche nella bellezza di ciò che sto realizzando:”Cosa c’è di davvero importante per me, nella cosa che sto facendo?”

Perdersi nelle proprie idee è molto probabile, soprattutto quando proviamo molta passione, cosa indispensabile e comune nell’Innovazione Sociale, nello sport e nell’educazione.

Comprendere nel proprio profondo a cosa dare valore e perchè, aiuterà a scegliere meglio come impegnare il proprio tempo, come orientare gli sforzi, come stabilire priorità.

Mi sento quindi di dire che arriva un momento, più o meno consapevole, in cui scegliamo a cosa dedicarci e che quindi stabiliamo una priorità. Se questo è supportato da un processo di consapevolezza ci accorgeremo che le scelte ricadranno inevitabilmente su ciò che noi, in un determinato momento della vita, riteniamo di valore, importante.

Trovate nel podcast qualche parola di approfondimento sull’applicazione pratica che sto personalmente mettendo in atto nell’ultimo periodo.

DAL NUOTO AI PROGETTI DI IMPRESA

Domenica siamo tornati a gareggiare,
Si sono svolti i campionati regionali master… esattamente un anno dopo l’ultima gara.Negli ultimi quattro anni, ho scelto di affiancare alla mia vita quotidiana, quella di una nuova dimensione agonistica, sono tornato a nuotare e quindi a gareggiare, allenamenti e gare con continuità fino allo stop forzato dello scorso anno.Domenica abbiamo ripreso e…

  • Non avevo gli occhialini giusti.
  • Mi ha sorpreso l’emozione della gara che non ero più abituato a vivere.
  • Alcuni gesti tecnici tipici della gara mancavano, (tuffi, virate veloci…)
  • Tutto il processo di preparazione pre-gara, quella solita e confortante ritualità, è venuta meno perchè era forzatamente differente.
  • L’ambientazione insolita, tanto silenzio e poche persone in piscina, pochi compagni a tifare e a condividere la giornata…

Il risultato, quindi, non è stato dei migliori, nel senso che non mi ha soddisfatto e questo è avvenuto nonostante una buona preparazione. Negli ultimi mesi, infatti, mi sono allenato con continuità e cura.

Ci ho messo qualche ora a prendere consapevolezza di tute le cose che ho scritto sopra e mi è servito per appoggiare le medesime riflessioni sulla realtà di tutti i giorni, sui progetti che guido e conduco.

Il cambiamento, profondo, è continuamente in atto, tutto ciò che ricomincerà sarà un nuovo inizio e ci richiederà grande energia ed attenzione, anche nelle cose che svolgiamo da sempre e che pensiamo si possano ripetere nella medesima maniera.

Penso quindi al mio mondo, quello dell’educazione, dello sport, delle attività tra persone, cosa serve ora? Quali sono i nuovi bisogni a cui trovare risposte di servizio? Quali le cose su cui rimettere attenzione? Siamo pronti a progettare da capo l’intervento e le attività che pensavamo sarebbero durate in eterno? Quali le risposte Innovative da trovare al cambiare dello scenario e dei bisogni?

Molte risposte le avremo nella nuova pratica, nella dimensione di applicazione dei nostri progetti e delle nostre idee meravigliose: raccoglieremo reali feedback.

Altro arriverà dall’osservazione e dall’analisi, dall’ascolto delle persone .

Penso sarà necessario crearsi situazioni in cui fare dei test su piccola scala dei nostri progetti e delle nostre attività, per capire… sia il nostro stato di forma, come nel caso sportivo, che i nuovi bisogni del contesto. Un micro avanzamento ci consentirà una rapida riprogettazione sia per correggere gli errori che per potenziare i successi.

Consideriamo anche la pratica emotiva: le emozioni necessitano di allenamento, di pratica… trovarsi realmente in un contesto (come ad esempio la gara) è diverso dal pensare di esserci, anche se ci ricordiamo come si fa perché lo abbiamo fatto per tutta la vita.

È passato realmente tempo ed il mondo è cambiato.
I particolari del disagio vissuto in gara e le riflessioni di riprogettazione per le idee da realizzare li trovare nel podcast di oggi:

Creare valore

Creare Valore,
se ne sente parlare spesso, ma cosa vuol dire? Quali sono i significati che vengono associati alla creazione del valore?Abbiamo una nostra personale e soggettiva definizione per esprimere cosa per noi significa Creare Valore?

Per aiutarmi ad entrare su questo concetto, ho letto articoli e recuperato alcune definizioni di persone affermate che si esprimono così sulla creazione del valore:

Per Steve Blank,
guru della Silicon Valley, il creare valore si misura nel compimento di una missione.
“Una missione può dirsi compiuta solo quando crea valore per il fruitore finale”.

Richard Branson,
invita ad avviare un business solo quando questo potrebbe migliorare la vita delle persone.
Ha fondato la linea aerea Virgin Atlantic perché si è reso conto che il customer service di British Airways non soddisfava i clienti.

Seth Godin
“il metodo per creare valore è fare un lavoro estremamente difficile”.
La scarsità, per Godin, è uno dei fattori che produce valore.
Non dovremmo farci spaventare da quello che spaventa gli altri, altrimenti finiremo per fare soltanto quello che gli altri già fanno, bloccando il circolo di creazione del valore.

Elon Musk
“Quando qualcosa è davvero importante, la fai anche se hai poche probabilità di riuscirci”

Steve Jobs
“Tutto quello che faccio dipende da altri membri della nostra specie che ci reggono sulle loro spalle. Molti di noi vogliono contribuire con qualcosa di nuovo da aggiungere a questo flusso”.

Portare Valore attraverso il nostro Contributo a questo “flusso” con la nostra personale offerta per la creazione di un bene condiviso.

In questo modo si spiega il concetto di Innovazione, ovvero di ricerca di nuove soluzioni partendo da modelli passati.Questo vale in ogni ambito anche per L’Innovazione Sociale.

Per me creare valore significa: fare in modo di essere utili, di contribuire anche in minima parte ad un cambiamento positivo per le persone.
Quindi ricerco continuamente competenze per poterlo fare e strade per poter impattare in modo esponenziale su molte persone.

Nel PODCAST di oggi qualche riflessione su come la creazione di valore sia parte della cultura di impresa e come possa essere messo a disposizione dei progetti di Innovazione Sociale.

Dall’Agenda 20_30

Cari Condottieri Coraggiosi,

in settimana ho assistito ad un evento che ha relazionato sul trend delle aziende di scegliere e affiancare alla propria missione, uno o più obiettivi di sostenibilità tra i 17 dell’agenda 20_30. Gli obiettivi sono numerati da 1 a 17, il podio mondiale dell’ultimo periodo, degli obiettivi adottati è:

  1. 12 Modelli produttivi
  2. 1 No Povertà
  3. 2 No Fame

Vince ancora la ricerca di un miglioramento dei propri “modelli produttivi” verso un miglior impatto ambientale, ma colpisce, sicuramente di come al 2° e 3° posto, ci siamo due obiettivi dell’area sociale, che sottendono proprio al lavoro di una miglior educazione il cui scopo è ridurre le disuguaglianze sociali.

Le grandi aziende quindi, cercano di perseguire anche questi obiettivi e uno dei modi con cui possono arrivare a farlo è nutrendosi di progetti e idee che, come azione principale, hanno proprio questi temi.

Penso quindi che, Sport Educazione e Innovazione Sociale, siano aree attuali di bisogno.
Servono idee e progetti in grado di funzionare, che quindi si poggino su modelli di impresa validi.
Questi progetti possono essere condivisi con aziende ed istituzioni proprio per perseguire con loro il raggiungimento di obiettivi più alti a livello sociale.

Ho trovato molto interessante anche il fatto che, tra le aziende che hanno aderito a questo programma legato al perseguimento dei 17 obiettivi di sostenibilità, ci siano ben 3400 no-profit.
Il no-profit emerge sempre di più come reale contesto in cui sviluppare la propria professionalità per incidere concretamente sulla società.

Nel podcast qualche riflessione markettara sui progetti sportivi ed educativi.

Fare… che senso ha?

Nell’ultimo particolare anno mi sono trovato spesso ad osservare più che a fare, a pensare all’agire invece di trovarmici immerso.

Ho avuto quindi l’occasione di guardare “il fare” dall’esterno, da un punto di osservazione dissociato. Mi sono visto nel passato ed immaginato nel futuro, preso dall’operosità, trascinato, come molte volte, dal flusso dell’entusiasmo delle mie innumerevoli idee e dei miei progetti.Vi riconoscete? Vi siete già sentiti, nella vita, travolti dal flusso delle operatività perché totalmente immersi nella voglia di dare tutto, di realizzare a tutti i costi?

Probabilmente ci piace e ci fa stare bene e, tra l’altro, è sicuramente un segnale che crediamo profondamente in quello che facciamo.Siamo sulla buona strada ma, possiamo migliorare alcune caratteristiche della nostra azione energica e operosa di attuazione continua.

Possiamo intraprendere un percorso per sviluppare maggior consapevolezza circa il nostro agire per arrivare a sostenere le responsabilità che ci prendiamo con significati e motivi che rispondano in modo attento e preciso ai nostri perché, alle nostre aspettative e ai nostri valoriUn buon modo è sostenere questo “fare travolgente” con strumenti propri della cultura di impresa: elementi di misurazione attivi e passivi.

Elencate delle voci e associate dei numeri alla categoria “spese”, rientrano in questo gruppo elementi come il tempo investito, l’energia, il denaro utilizzato, etc…

Elencate delle voci e dei numeri alla categoria “risultati e/o prodotti”, possiamo inserire gli elementi di valore generati, come il numero di persone che coinvolgerò, il beneficio materiale che potrà generare alle persone, i ritorni materiali per me, etc
Questo semplice esercizio, che potrà essere trasformato in un abitudine, può aiutare a sviluppare consapevolezza su valore generato dal vostro investimento di Tempo in faccende travolgenti dei vostri progetti meravigliosi.

Un confronto dei pesi numerici, del tutto soggettivo, vi aiuterà ad orientare in modo differente il vostro impegno, focalizzandovi meglio su quale ritorno ricercare dalle vostre azioni.

Tutto l’approfondimento nel podcast di Oggi… “Lascia Fare”.

Vado in Missione

Cari Condottieri coraggiosi

Nel parlare di cultura di impresa mi trovo spesso ad affrontare il tema dalla missione, lo abbiamo letto tutti, molte volte, nelle presentazioni delle aziende, abbiamo ascoltato persone recitarla  a memoria, altri leggerla come primo elemento di un public speaking.

Perché è così importante? Lo è solo per le grandi aziende? Oppure ha un senso anche nella conduzione di progetti di Innovazione Sociale?

Anche in questo caso gioco la carta della consapevolezza, ovvero della profonda differenza che c’è tra leggere e imparare a memoria la mission dell’azienda per cui lavoriamo e scegliere di comprenderla, farla nostra e impegnarsi per perseguirla.

Nel Caso del terzo settore, quindi per ciò che attiene alla stragrande maggioranza dei contesti in cui si attuano i progetti di innovazione sociale, la missione gioca un ruolo fondamentale, spesso è la chiave che guida persone e team, arriva a rappresentare un ottima spinta motivazionale verso il raggiungimento degli obiettivi delle organizzazioni e delle attività.

Chi conduce un progetto, un’azione innovativa a livello sociale, ha quindi grande bisogno di estrarre la propria personale missione, di comprenderla nel profondo, di diventare consapevole per poter costruire intorno a questa un percorso di consapevolezza per i suoi “follower” siano essi sostenitori, collaboratori, partner o altro.

Il concetto della missione, sta alla base della cultura di imprese e, nell’innovazione sociale, gioca un ruolo molto strategico perché, nella maggior parte dei casi, anche quelli in cui le soddisfazioni e i compensi materiali sono ridotti o non previsti (volontariato), è la chiave su cui si erge la motivazione per le persone a dare il massimo.

Nel Podcast di oggi alcuni approfondimenti per suggerire ai condottieri coraggiosi un percorso di cultura della missione partendo dai “Blues Brothers”.

Nella sezione eventi del sito trovate tutti gli appuntamenti in programma.