Ribaltare l’iceberg per trovare la propria strada professionale nello sport

DESCRIZIONE INTRODUTTIVA:

Questa Estate, durante le Olimpiadi, ho ascoltato dai telecronisti un tratto della storia di Adam Peaty, pluricampione olimpico del nuoto mondiale, più precisamente della rana Mondiale, e ho scoperto che arriva da un contesto di povertà educativa.

Nella sua carriera, uno dei primi elementi di svolta è stato l’intervento di una sua allenatrice/talent Scout che si è offerta per rendere disponibile una macchina affinché la famiglia potesse portare il bambino ad allenarsi.

Avevano già rinunciato a far praticare il nuoto ad Adam perché non potevano permettersi il costo dell’automobile, per fortuna questa persona è intervenuta con un processo di facilitazione.

Quindi, anche la pratica dello sport è sempre più una possibilità legata alle condizioni socio economiche, l’accesso alla maggior parte delle attività sportive è subordinato a disponibilità di risorse da parte delle famiglie.

Questo oltre a creare divario sociale, esclude potenziali sportivi.

Intendo dire che difficilmente gli “esclusi” sarebbero tutti campioni, ma l’azione meritevole del singolo allenatore, rivolta al proprio atleta talentoso, lascia immaginare come tanti ragazzi con qualità sportive normali sono tenuti lontani dalla pratica, anche loro però, sebbene di caratura sportiva modesta, trarrebbero beneficio dal poter praticare sport.

La parte dell’iceberg a cui rivolgere attenzione è quella che non si vede, quella di tutti coloro, grandi e piccini che per motivi culturali e socio economici, non hanno possibilità di accedere alla dimensione sportiva.

Il nostro compito professionale è costruire soluzioni che funzionano.

Se fosse un compito facile il valore generato dal suo funzionamento sarebbe basso.
Il fatto che sia meno scontato implica che tutte le azioni che riusciranno a generare pratica sportiva per le fasce più fragili, porteranno grande valore sociale.

Ovviamente, siamo liberissimi di tenere lo sguardo nella parte di Ghiaccio che emerge dall’acqua e ricercare la nostra dimensione professionale nello sport professionistico, lamentandoci che i posti di lavoro sono pochi, che lavorano sempre gli stessi o che sono tutti raccomandati.

Io continuo ad essere convinto che sia giunto il momento di guardare sotto l’acqua, attivarci per sviluppare una professionalità pronta a risolvere il problema culturale dell’accesso allo sport.

Servono professionisti e azioni progettuali funzionanti, ovvero basate su modelli di funzionamento economico in grado di renderli sostenibili.

A CHI SI RIVOLGE

Ogni professionista che si occupa di sport può appassionarsi al tema dell’Innovazione Sociale, io credo che questa sfida sia dei Giovani in cerca di una direzione professionale da perseguire e da costruire, tale sfida è quella adatta a futuri condottieri coraggiosi.

RACCONTO

Nel ricercare l’origine della mia motivazione verso l’affrontare questa sfida, mi scopro spesso ad osservare le immagini della mia vita in cortile, da bambino.

Momenti, tanti, densi di felicità! Amici, risate, giochi e tantissimo sport.

Ci appassionavamo ciclicamente ad uno sport e ci organizzavamo per praticarlo tra noi, non solo il calcio ma anche tennis, pallacanestro, pallavolo e tanti altri giochi di movimento.

Andavamo a periodi, influenzati magari da ciò che succedeva in televisione, il periodo più florido era certamente quello delle olimpiadi.

Da quelle emozioni spesso prendo gli spunti per immaginare la destinazione, la meta.

Mi sforzo per comprendere come possa modificarsi quel fenomeno aggregativo per essere attuale nell’era odierna.

La sfiducia, la diffidenza e la paura dei genitori, limita la frequentazione di gruppi spontanei come erano quelli del cortile.

Quindi un percorso per riportare fiducia e sicurezza può essere una buona chiave per tornare a rendere la pratica sportiva un modello aggregativo e sociale alla portata di genitori e bambini.

IL CONTENUTO DI VALORE

Facciamo un passaggio di mentalità, spediamo qualche minuto a fare caso a come si orienta il pensiero della maggior parte delle persone.

I professionisti dello sport, quantomeno coloro che operano per scelta professionale, all’interno del grande mondo dello sport, sono orientati a soddisfare i bisogni di chi accede al centro sportivo, a coloro che si iscrivono a corsi ed attività.

Pensiamo se può essere possibile diventare dei professionisti in grado di soddisfare bisogni per chi resta fuori dal centro sportivo.

Per coloro che conducono una vita sedentaria, che difficilmente parteciperebbero ad un corso sportivo o ad una attività strutturata.

Capita spesso di intercettare il consiglio di pensare OUT of THE BOX, ovvero secondo logiche diverse da quelle con cui siamo abituati a costruire il ragionamento. Pertanto il primo elemento su cui porre attenzione è un aspetto di mentalità del professionista:

  • Mentalità: Siamo orientati a ragionare per soddisfare i bisogni di chi accede al centro sportivo, non di chi resta fuori.
  • Operatività: Capire chi resta fuori, quali target hanno comportamenti che li tengono lontani dal centro sportivo.

Sono molte le persone che nella loro quotidianità non contemplano l’adesione ad un movimento sportivo. Una categoria sociale ampia che va da chi pratica sport liberamente per proprio conto a chi non si sogna nemmeno di alzarsi dal divano.
Le origini di tali comportamenti possono risiedere in diversi fattori scatenanti, dalla mancanza di cultura sportiva, all’impossibilità economica, ai problemi organizzativi di conciliazione vita lavoro dei genitori.

Un fenomeno che attraversa persone di tutte le età e di ogni estrazione sociale.

Ecco che un pensiero OUTOFTHEBOX, ci porta ad orientare il nostro intenti alla ricerca di soluzioni per favorire, ricercare ed attuare, processi che facilitino l’aumento della pratica sportiva da parte di tutti coloro che non ne fanno, o la svolgono senza indirizzo e criteri specifici.

Il risultato di questo processo è una possibilità, che dipende solo da noi, di costruirsi il proprio percorso professionale rafforzando tutte quelle competenze che supportano professionalmente la nostra preparazione di base.

Intendo quella di tipo generalista scolastica/universitaria, che ci ha fornito indicazioni valide ma decontestualizzate, ancora da orientare.

L’orientamento spontaneo, maggiormente comune alle scelte dei giovani, è il modello istituzionale, verso il centro sportivo, per intenderci. Attenzione che è la strada più battuta, quella in cui ormai è difficile fare la differenza, racchiude professionalità già note e si rischia di andare verso l’assenza di differenziazione individuale con il conseguente livellamento dei valori economici.

Certamente ci vuole coraggio e questo lo si può trovare pensando a ritroso, immaginandoci che, dalle nostre scelte si potranno generare nuovi importanti risultati. Mi riferisco non solo alla scoperta di talenti dello sport mondiale che altrimenti non avrebbero praticato, ma anche alla generazione di opportunità inclusive e utili a generare più salute e benessere.

Proprio per questo la definisco una conduzione coraggiosa e se ti interessa proseguire l’esperienza sui temi della progettazione professionale di sport ed educazione nell’innovazione sociale, puoi leggere quanto scritto qui sotto.

PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE
Mini-rubrica Gratuita di contenuti professionali per Condottieri Coraggiosi.
Real Experience attraverso il progetto “Coach di Quartiere”

I temi saranno i seguenti:
  1. Per il Condottiere Coraggioso:
    • Riflessioni di Mentalità e di approccio professionale all’Innovazione Sociale
    • Primi strumenti di Cultura di impresa
    • Allenarsi all’Innovazione Sociale
  2. Contenuti specifici:
    • Comunità Educante
    • Paternariati territoriali
    • Networking
  3. Materiali:
    • Video didattici
    • Download con schede/esercizio
    • Case History
Un’azione di rilevante orientamento per approcciarsi in modo professionale al tema dello Sport e dell’educazione e progettare azioni efficaci, utili e innovative. Assicurati di essere inserito nel gruppo, clicca a questo link ed inserisci la tua email. I Temi saranno affrontati utilizzando il progetto Coach di Quartiere come caso di studio e esperienza guida per processare i contenuti formativi con un orientamento già pratico ed applicativo di competenze e mentalità.

Realizzare progetti e sognare di delegare

Cari Condottieri Coraggiosi,

Nell’importante percorso della realizzazione ho incontrato spesso il forte desiderio di delegare, di passare a qualcuno gli aspetti che rientrano nella categoria, NON-IMPORTANTE – URGENTE. Mi riferisco a tutte quelle cose che richiedono tempo e possono essere fatte da “chiunque”, ovvero da tutti coloro che possiedono delle competenze per farle, delle hard skill.

Questo è quello che mi hanno insegnato ai corsi e che ho letto sui libri, ma nella realtà, almeno nella mia vita professionale, è veramente così?

Cercherò di rispondere sinceramente cercando di dare una descrizione che comprenda le tante esperienze fatte in questi anni.

Credo intanto, come scritto altre volte, che molto faccia il contesto in cui ci troviamo ad applicare le attività. Nell’innovazione Sociale, nei progetti che seguo e conduco io, spesso tratto argomenti nuovi, attività inusuete e che difficilmente rientrano nell’immaginario collettivo delle mansioni organizzative o pratiche di un determinato ruolo lavorativo.

Diventa quindi difficile trasmettere agli altri molte delle caratteristiche “soft” che richiede l’attuazione di un’azione all’interno di un progetto. Queste caratteristiche di personalità stanno a monte nelle persone prima di ogni attitudine pratica. Si può imparare ad usare un programma, difficilmente si impara a sorridere. Quindi un ottimo primo step nel progettare la collaborazione con le persone è identificare le caratteristiche di personalità che riteniamo debbano avere nel ruolo in cui pensiamo di inserirle nel nostro progetto. Sarà questo il primo elemento che ci renderà la vita più facile nel volere affidare pezzi successivi del nostro fare quotidiano.

Un’altra mia verità, che ancora oggi fatico ad interiorizzare, è che comunque lo devo fare io. C’è sempre un pezzo che mi rimane, razionalmente dico anche per fortuna, qualcosa che richiede il mio tocco, la mia impronta, che mi chiama a dare quel colore legato all’autenticità dell’ideazione, una sorta di marchio di fabbrica.

Questa parte si manifesta in più aree, e si presenta in diverse forme, una telefonata ad una persona, la rilettura di un articolo, l’apporto di energia in un particolare momento di flessione, una machina da scaricare nei momenti di urgenza. Questo avviene, questo c’è.

Esistono poi gli intoppi, gli imprevisti che, all’improvviso, ti riportano dentro di colpo: un collaboratore che si ammala, una relazione che avevi avviato e tenuto tu, un progetto da riadattare dal passato.La dimensione dell’oltre tempo è da considerare, per quanto tu sia bravo a circoscrivere a slot di tempo giorni e durate, quando guidi e conduci il tuo progetto, spesso ti troverai a dovertene occupare al di fuori di quei confini, ma se non li mettessi sarebbe molto peggio, ne saresti travolto.

Aggiungo anche che è bello che un mia idea prende proprio colori e sembianze di ciò che immagino e sogno, nel tempo ho imparato ad apprezzare anche la negoziazione di questo con altre persone nutrendomi del valore della condivisione. Questo può avvenire a vari livelli gerarchici presentandone benefici, sia in termini di suddivisione del peso e degli oneri di responsabilità, che termini di motivazione alla realizzazione. 

Prendersi la Responsabilità del progetto

“Chi è il responsabile qui?” nel mettermi a scrivere questo articolo mi balza in mente questa immagine, di quando, entrando in un posto, si vuole interlocuire con chi può decidere, con chi ha voce in capitolo, allora si chiede chi sia il Responsabile.

È imprescindibile quindi che ci sia qualcuno che guida e che si prende la responsabilità di condurre. In alcuni contesti, quelli più canonici, si associa anche un diverso riconoscimento economico a chi svolge un “ruolo di responsabilità”.

Mi chiedo quindi cosa succede nel caso della realizzazione di idee e progetti meravigliosi, soprattutto nell’ambito dell’Innovazione Sociale. E’ sufficiente assegnare le diverse responsabilità affinché tutto accada e si concretizzi? Una volta nominato un responsabile possiamo occuparci d’altro? Qual’è il rapporto tra la nostra personale responsabilità e il buon funzionamento di un progetto nell’innovazione sociale?

Premetto che non ho una risposta ma, in questi vent’anni di militanza nel corpo dei Condottieri Coraggiosi, ho sviluppato alcune convinzioni e linee di pensiero:

PREMESSA:il termine Responsabilità ed il significato che ognuno gli associa, nel contesto dei progetti per l’innovazione sociale, è fortemente legato all’ottenimento dei risultati.In questo settore serve grande energia e determinazione per portare avanti i progetti e le idee, quindi la motivazione che sta alla base, che serve per spingere, spesso risiede e si porta con sé la responsabilità che ci prendiamo.

Pertanto ecco uno schema di declinazione di alcuni pensieri legati alla responsabilità nell’innovazione sociale:

  • Responsabilità presenza e risultati
    • se desidero che un progetto, un’idea, prenda una determinata e ben precisa forma, se voglio che risponda a parametri definiti, la responsabilità si concretizza nella presenza all’interno del progetto. Come detto negli articoli passati, ciò di cui mi occupo, a cui dedico tempo è ciò a cui do valore.
  • Responsabilità e delega
    • Oltre alle mansioni è possibile delegare anche la responsabilità? fino ad un certo punto. Molte volte l’ho sperato, più per pigrizia o per stanchezza, in realtà, nell’Innovazione sociale, nel caso di progetti e idee nostre e molto autentiche, l’arrivare a delegare è un percorso mediamente lungo e complesso. Inizia con il processo di consapevolezza personale, passa dall’analisi dei collaboratori e arriva alla creazione di competenze personali di comunicazione e condivisione.
  • Responsabilità e condivisione
    • Condividere la responsabilità richiede negoziazione con sè e con gli altri relativamente ai risultati, alla forma e all’indirizzo del progetto. E’ bello poter avere qualcuno su cui poter contare perchè e solidale con noi nell’intero processo progettuale, questo potrebbe richiedere capacità di sapere negoziare alcuni aspetti relativi al progetto e al nostro modo di essere e operare. Può valerne la pena.

Per ciò di cui mi sono occupato in questi anni, Sport ed Educazione, posso dire che trovo molto difficile che un’idea nostra, un progetto che riteniamo espressione di noi stessi e dei nostri valori, possa attuarsi solo per tramite di altri.In questo caso il prendersene responsabilità coincide con l’averne cura, dargli valore e quindi presenza.

Tutto ciò alimenta il percorso di realizzazione, richiede grande motivazione.

È bene che all’interno della natura del progetto, dei suoi valori e della sua missione, ci sia qualche cosa fortemente vicina a noi, alle nostre caratteristiche di personalità, ai nostri valori tanto da portarci naturalmente a prendercene la responsabilità.

Nel podcast di oggi qualche imprecazione relativamente a questi argomenti.

La presenza dà Valore

Cari Condottieri Coraggiosi,
ultimamente mi trovo spesso a chiedermi quali sono le cose a cui dedicare tempo e quindi a cui dare valore.

Come prima riflessione porto quella sul la connessione tra tempo e valore. Un modo molto utile immediato per comprendere a cosa diamo valore è attraverso l’analisi del tempo che dedichiamo.

Come spendiamo il tempo delle nostre giornate? Nell’analisi numerica possiamo trovare tante risposte su ciò che per noi, più o meno consapevolmente, ha valore.

Questo concetto vale anche all’inverso, ovvero, nella consapevolezza di scegliere a cosa dedicarsi… come spendere e investire il proprio tempo? Molto probabilmente quelle a cui sceglieremo di dedicarci saranno le cose a cui vogliamo dare valore, importanza.

Ci possono essere momenti in cui serve fare chiarezza, riprendere le fila dei propri progetti e delle proprie idee meravigliose.In questo caso il primo tempo da trovare, quindi il primo elemento a cui dare valore è il pensiero.

Dedicare tempo a pensare e riflettere, per trovare cosa, in questo momento è davvero importante per noi.

Nel condurre i progetti di cui mi occupo spesso mi trovo rapito nel vortice energetico del fare e, in alcuni casi diventa difficile dare direzione alle energie e agli impegni, quindi ad orientare il tempo nel migliore dei modi.
È bene sapere, anche nella bellezza di ciò che sto realizzando:”Cosa c’è di davvero importante per me, nella cosa che sto facendo?”

Perdersi nelle proprie idee è molto probabile, soprattutto quando proviamo molta passione, cosa indispensabile e comune nell’Innovazione Sociale, nello sport e nell’educazione.

Comprendere nel proprio profondo a cosa dare valore e perchè, aiuterà a scegliere meglio come impegnare il proprio tempo, come orientare gli sforzi, come stabilire priorità.

Mi sento quindi di dire che arriva un momento, più o meno consapevole, in cui scegliamo a cosa dedicarci e che quindi stabiliamo una priorità. Se questo è supportato da un processo di consapevolezza ci accorgeremo che le scelte ricadranno inevitabilmente su ciò che noi, in un determinato momento della vita, riteniamo di valore, importante.

Trovate nel podcast qualche parola di approfondimento sull’applicazione pratica che sto personalmente mettendo in atto nell’ultimo periodo.

DAL NUOTO AI PROGETTI DI IMPRESA

Domenica siamo tornati a gareggiare,
Si sono svolti i campionati regionali master… esattamente un anno dopo l’ultima gara.Negli ultimi quattro anni, ho scelto di affiancare alla mia vita quotidiana, quella di una nuova dimensione agonistica, sono tornato a nuotare e quindi a gareggiare, allenamenti e gare con continuità fino allo stop forzato dello scorso anno.Domenica abbiamo ripreso e…

  • Non avevo gli occhialini giusti.
  • Mi ha sorpreso l’emozione della gara che non ero più abituato a vivere.
  • Alcuni gesti tecnici tipici della gara mancavano, (tuffi, virate veloci…)
  • Tutto il processo di preparazione pre-gara, quella solita e confortante ritualità, è venuta meno perchè era forzatamente differente.
  • L’ambientazione insolita, tanto silenzio e poche persone in piscina, pochi compagni a tifare e a condividere la giornata…

Il risultato, quindi, non è stato dei migliori, nel senso che non mi ha soddisfatto e questo è avvenuto nonostante una buona preparazione. Negli ultimi mesi, infatti, mi sono allenato con continuità e cura.

Ci ho messo qualche ora a prendere consapevolezza di tute le cose che ho scritto sopra e mi è servito per appoggiare le medesime riflessioni sulla realtà di tutti i giorni, sui progetti che guido e conduco.

Il cambiamento, profondo, è continuamente in atto, tutto ciò che ricomincerà sarà un nuovo inizio e ci richiederà grande energia ed attenzione, anche nelle cose che svolgiamo da sempre e che pensiamo si possano ripetere nella medesima maniera.

Penso quindi al mio mondo, quello dell’educazione, dello sport, delle attività tra persone, cosa serve ora? Quali sono i nuovi bisogni a cui trovare risposte di servizio? Quali le cose su cui rimettere attenzione? Siamo pronti a progettare da capo l’intervento e le attività che pensavamo sarebbero durate in eterno? Quali le risposte Innovative da trovare al cambiare dello scenario e dei bisogni?

Molte risposte le avremo nella nuova pratica, nella dimensione di applicazione dei nostri progetti e delle nostre idee meravigliose: raccoglieremo reali feedback.

Altro arriverà dall’osservazione e dall’analisi, dall’ascolto delle persone .

Penso sarà necessario crearsi situazioni in cui fare dei test su piccola scala dei nostri progetti e delle nostre attività, per capire… sia il nostro stato di forma, come nel caso sportivo, che i nuovi bisogni del contesto. Un micro avanzamento ci consentirà una rapida riprogettazione sia per correggere gli errori che per potenziare i successi.

Consideriamo anche la pratica emotiva: le emozioni necessitano di allenamento, di pratica… trovarsi realmente in un contesto (come ad esempio la gara) è diverso dal pensare di esserci, anche se ci ricordiamo come si fa perché lo abbiamo fatto per tutta la vita.

È passato realmente tempo ed il mondo è cambiato.
I particolari del disagio vissuto in gara e le riflessioni di riprogettazione per le idee da realizzare li trovare nel podcast di oggi:

Creare valore

Creare Valore,
se ne sente parlare spesso, ma cosa vuol dire? Quali sono i significati che vengono associati alla creazione del valore?Abbiamo una nostra personale e soggettiva definizione per esprimere cosa per noi significa Creare Valore?

Per aiutarmi ad entrare su questo concetto, ho letto articoli e recuperato alcune definizioni di persone affermate che si esprimono così sulla creazione del valore:

Per Steve Blank,
guru della Silicon Valley, il creare valore si misura nel compimento di una missione.
“Una missione può dirsi compiuta solo quando crea valore per il fruitore finale”.

Richard Branson,
invita ad avviare un business solo quando questo potrebbe migliorare la vita delle persone.
Ha fondato la linea aerea Virgin Atlantic perché si è reso conto che il customer service di British Airways non soddisfava i clienti.

Seth Godin
“il metodo per creare valore è fare un lavoro estremamente difficile”.
La scarsità, per Godin, è uno dei fattori che produce valore.
Non dovremmo farci spaventare da quello che spaventa gli altri, altrimenti finiremo per fare soltanto quello che gli altri già fanno, bloccando il circolo di creazione del valore.

Elon Musk
“Quando qualcosa è davvero importante, la fai anche se hai poche probabilità di riuscirci”

Steve Jobs
“Tutto quello che faccio dipende da altri membri della nostra specie che ci reggono sulle loro spalle. Molti di noi vogliono contribuire con qualcosa di nuovo da aggiungere a questo flusso”.

Portare Valore attraverso il nostro Contributo a questo “flusso” con la nostra personale offerta per la creazione di un bene condiviso.

In questo modo si spiega il concetto di Innovazione, ovvero di ricerca di nuove soluzioni partendo da modelli passati.Questo vale in ogni ambito anche per L’Innovazione Sociale.

Per me creare valore significa: fare in modo di essere utili, di contribuire anche in minima parte ad un cambiamento positivo per le persone.
Quindi ricerco continuamente competenze per poterlo fare e strade per poter impattare in modo esponenziale su molte persone.

Nel PODCAST di oggi qualche riflessione su come la creazione di valore sia parte della cultura di impresa e come possa essere messo a disposizione dei progetti di Innovazione Sociale.

Dall’Agenda 20_30

Cari Condottieri Coraggiosi,

in settimana ho assistito ad un evento che ha relazionato sul trend delle aziende di scegliere e affiancare alla propria missione, uno o più obiettivi di sostenibilità tra i 17 dell’agenda 20_30. Gli obiettivi sono numerati da 1 a 17, il podio mondiale dell’ultimo periodo, degli obiettivi adottati è:

  1. 12 Modelli produttivi
  2. 1 No Povertà
  3. 2 No Fame

Vince ancora la ricerca di un miglioramento dei propri “modelli produttivi” verso un miglior impatto ambientale, ma colpisce, sicuramente di come al 2° e 3° posto, ci siamo due obiettivi dell’area sociale, che sottendono proprio al lavoro di una miglior educazione il cui scopo è ridurre le disuguaglianze sociali.

Le grandi aziende quindi, cercano di perseguire anche questi obiettivi e uno dei modi con cui possono arrivare a farlo è nutrendosi di progetti e idee che, come azione principale, hanno proprio questi temi.

Penso quindi che, Sport Educazione e Innovazione Sociale, siano aree attuali di bisogno.
Servono idee e progetti in grado di funzionare, che quindi si poggino su modelli di impresa validi.
Questi progetti possono essere condivisi con aziende ed istituzioni proprio per perseguire con loro il raggiungimento di obiettivi più alti a livello sociale.

Ho trovato molto interessante anche il fatto che, tra le aziende che hanno aderito a questo programma legato al perseguimento dei 17 obiettivi di sostenibilità, ci siano ben 3400 no-profit.
Il no-profit emerge sempre di più come reale contesto in cui sviluppare la propria professionalità per incidere concretamente sulla società.

Nel podcast qualche riflessione markettara sui progetti sportivi ed educativi.

Fare… che senso ha?

Nell’ultimo particolare anno mi sono trovato spesso ad osservare più che a fare, a pensare all’agire invece di trovarmici immerso.

Ho avuto quindi l’occasione di guardare “il fare” dall’esterno, da un punto di osservazione dissociato. Mi sono visto nel passato ed immaginato nel futuro, preso dall’operosità, trascinato, come molte volte, dal flusso dell’entusiasmo delle mie innumerevoli idee e dei miei progetti.Vi riconoscete? Vi siete già sentiti, nella vita, travolti dal flusso delle operatività perché totalmente immersi nella voglia di dare tutto, di realizzare a tutti i costi?

Probabilmente ci piace e ci fa stare bene e, tra l’altro, è sicuramente un segnale che crediamo profondamente in quello che facciamo.Siamo sulla buona strada ma, possiamo migliorare alcune caratteristiche della nostra azione energica e operosa di attuazione continua.

Possiamo intraprendere un percorso per sviluppare maggior consapevolezza circa il nostro agire per arrivare a sostenere le responsabilità che ci prendiamo con significati e motivi che rispondano in modo attento e preciso ai nostri perché, alle nostre aspettative e ai nostri valoriUn buon modo è sostenere questo “fare travolgente” con strumenti propri della cultura di impresa: elementi di misurazione attivi e passivi.

Elencate delle voci e associate dei numeri alla categoria “spese”, rientrano in questo gruppo elementi come il tempo investito, l’energia, il denaro utilizzato, etc…

Elencate delle voci e dei numeri alla categoria “risultati e/o prodotti”, possiamo inserire gli elementi di valore generati, come il numero di persone che coinvolgerò, il beneficio materiale che potrà generare alle persone, i ritorni materiali per me, etc
Questo semplice esercizio, che potrà essere trasformato in un abitudine, può aiutare a sviluppare consapevolezza su valore generato dal vostro investimento di Tempo in faccende travolgenti dei vostri progetti meravigliosi.

Un confronto dei pesi numerici, del tutto soggettivo, vi aiuterà ad orientare in modo differente il vostro impegno, focalizzandovi meglio su quale ritorno ricercare dalle vostre azioni.

Tutto l’approfondimento nel podcast di Oggi… “Lascia Fare”.

Vado in Missione

Cari Condottieri coraggiosi

Nel parlare di cultura di impresa mi trovo spesso ad affrontare il tema dalla missione, lo abbiamo letto tutti, molte volte, nelle presentazioni delle aziende, abbiamo ascoltato persone recitarla  a memoria, altri leggerla come primo elemento di un public speaking.

Perché è così importante? Lo è solo per le grandi aziende? Oppure ha un senso anche nella conduzione di progetti di Innovazione Sociale?

Anche in questo caso gioco la carta della consapevolezza, ovvero della profonda differenza che c’è tra leggere e imparare a memoria la mission dell’azienda per cui lavoriamo e scegliere di comprenderla, farla nostra e impegnarsi per perseguirla.

Nel Caso del terzo settore, quindi per ciò che attiene alla stragrande maggioranza dei contesti in cui si attuano i progetti di innovazione sociale, la missione gioca un ruolo fondamentale, spesso è la chiave che guida persone e team, arriva a rappresentare un ottima spinta motivazionale verso il raggiungimento degli obiettivi delle organizzazioni e delle attività.

Chi conduce un progetto, un’azione innovativa a livello sociale, ha quindi grande bisogno di estrarre la propria personale missione, di comprenderla nel profondo, di diventare consapevole per poter costruire intorno a questa un percorso di consapevolezza per i suoi “follower” siano essi sostenitori, collaboratori, partner o altro.

Il concetto della missione, sta alla base della cultura di imprese e, nell’innovazione sociale, gioca un ruolo molto strategico perché, nella maggior parte dei casi, anche quelli in cui le soddisfazioni e i compensi materiali sono ridotti o non previsti (volontariato), è la chiave su cui si erge la motivazione per le persone a dare il massimo.

Nel Podcast di oggi alcuni approfondimenti per suggerire ai condottieri coraggiosi un percorso di cultura della missione partendo dai “Blues Brothers”.

Nella sezione eventi del sito trovate tutti gli appuntamenti in programma.

Sport, Educazione & Innovazione Sociale: migliorare la cultura di Impresa

Cari condottieri coraggiosi,

ben ritrovati!In partenza d’anno desidero Ri-accendere la luce su un tema molto importante su cui mi sono trovato a riflettere anche in questi giorni di vacanza mentre ordinavo le idee e preparavo contenuti e materiale per i progetti di cui mi sto occupando.Il tema è quello della “cultura di impresa nell’Innovazione Sociale”.Intanto ne approfitto per scrivere una mia definizione di Innovazione Sociale così da poter chiarire meglio a cosa mi riferisco nominandola e come la intendo.

INNOVAZIONE SOCIALE “…trovare nuove soluzioni ai bisogni sociali emergenti” nel mio caso con particolare riferimento all’ambito dell’educazione e dello sport.

Dal mio percorso lavorativo degli ultimi vent’anni ho certamente imparato che gioca un ruolo chiave l’assumersi la responsabilità di ciò che si sceglie di fare, questa cosa, spesso va oltre agli aspetti materiali e di ciò che le persone possono immaginarsi significare.Prendersi la responsabilità è una condizione necessaria per intraprendere qualsiasi passo verso la realizzazione di un’idea, di un progetto, anche quando si parla di Educazione, Sport e innovazione Sociale.

Il mio consiglio è di associare il termine Responsabilità a “cultura di Impresa”, di fare andare a braccetto questi due termini. Da un punto di vista pratico è un invito a approfondire, senza mai fermarvi, le vostre conoscenze in materia imprenditoriale con particolare applicazione nell’ambito del no profit e dell’Innovazione sociale.

Troverete sicuramente supporto per condurre con maggior consapevolezza i vostri progetti, sarete più determinati nel perseguire scopi e risultati ampliando e approfondendo altri significati del termine responsabilità, compresi quelli di conferire alle vostre idee meravigliose solide basi imprenditoriali.

BREAKING NEWS – appuntamenti di Gennaio

  • ogni martedì Blog e PodCast su www.claudiomassa.it
  • il 12 gennaio alle 12:30 sarò in diretta su CISM e presenterò il progetto “CRESCERE CON I PIEDI” in collaborazione con Vibram Five Finger
  • il 12 gennaio alle 21:00 torna “il Sole Dentro dei Condottieri Coraggiosi” evento free in cui introdurrò i temi del 2021
  • il 22 gennaio alle 15:30 sarò in diretta per free-lance network con un training speciale ripreso dal mio metodo “ATLETI QUOTIDIANI”
  • il 26 gennaio alle 21:00 diretta con ospiti “il Sole Dentro dei Condottieri Coraggiosi” evento free ad evento in cui Interverrà un esperto di crescita personale sul tema dei VALORI.

Per chiunque desiderasse partecipare può richiederlo scrivendo a contenuti@claudiomassa.it

Nel podcast di oggi tutte le anticipazioni sui contenuti 2021 ed un approfondimento sulla RESPONSABILITA’ NELLA CULTURA DI IMPRESA PER L’INNOVAZIONE SOCIALE.

Partecipa agli eventi de “Il Sole dentro dei Condottieri Coraggiosi”, serate di confronto sui tempi della cultura d’impresa nell’Innovazione Sociale partendo dalle Idee Meravigliose che Intendiamo realizzare e mettere in atto. Registrati gratuitamente su www.claudiomassa.it/eventi