Mi rivolgo a te Innovatore Sportivo

Penso che il futuro riserverà grande a spazio a tutti coloro che sapranno interpretare lo sport e la sua utilità sociale per generare valore sociale coniugandolo con il fare impresa.

I temi dell’imprenditoria sociale nel terzo settore saranno da governare e serviranno professionisti.
Me li immagino tra i 25 e i 50 anni, laureati magari in fase di un proprio rinnovamento formativo, oppure manager di aziende che scelgono una nuova dimensione di applicazione della propria professionalità.

Vedo anche gruppi di giovani, cresciuti insieme in una società sportiva che sognano di proseguire il progetto territoriale per realizzare un nuovo modello di gestione dello sport locale.
…cerco di approfondire meglio la questione Innovazione Sportiva ed Innovatori Sportivi.

Cosa ha fatto emergere in me il bisogno di declinare lo sport nell'Innovazione Sociale...

  • Siamo immersi in un cambiamento discretamente veloce e continuo, reso ancor più isterico dalla pandemia. Emergono nuovi bisogni sociali a cui dare delle risposte e, anche il mondo dello sport è chiamato in causa. (per mondo dello sport non intendo il vertice ovvero la serie A di calcio, le olimpiadi e la televisione in generale) mi riferisco ai grandi numeri, alla pratica di base, al quartiere, alle società sportive e al mondo del no profit più ampio che propone servizi sportivi.
  • Qualunque sia il target a cui pensiamo, le soluzioni sportive pratiche estremamente allineate ai bisogni emergenti sono assimilabili a 0. Mi riferisco a soluzioni che poi si traducono effettivamente in attività e progetti socio-sportivi in grado di impattare in modo rilevante sulle abitudini delle persone.

Determiniamo quindi una prima rilevante caratteristica dell’Innovatore Sportivo… sviluppare una Visione attuale.
Saper vedere e proiettare nel tempo nuovi modelli socio-sportivi in grado di far fronte ai rinnovati bisogni sociali disegnando nuovi modelli di gestione.
Ci immaginiamo servizi sportivi finalizzati a realizzare pratica sportiva prestando attenzione a sia al valore per gli individui che alla risposta al bisogno sociale.

Come si fa?

  • Non lo so! Ma ci sto lavorando, quindi più saremo a lavorarci più risposte e soluzioni possibili troveremo.
  • Si cercano cambiamenti nei comportamenti, in questo caso nelle abitudini sociali e motorie che un nuovo modello di sport può realizzare.
  • Si persegue sostenibilità socio-economica dei nuovi modelli professionali

Nuovo, cosa significa?

…che prendo e condivido da questa importante giornata.

  • Nuovo è innanzitutto rinnovato, ovvero non necessariamente figlio di una idea rivoluzionaria. Il riferimento di partenza sono sempre i bisogni sociali quindi, si i singoli, ma nel contesto sociale. Sicuramente nel 2022 servono risposte sociali differenti da quelle dei precedenti decenni, l’innovatore sportivo può dedicare attenzione, dedizione e competenza alla lettura degli attuali bisogni e alla ricerca di risposte professionali.

La società ha bisogno di nuovi professionisti che vogliano mettersi nella posizione di poter generare un nuovo trend. Io personalmente vedo una figura con attitudini socio-sportive, competenze manageriali e una personalità proattiva utile a promuovere un modello di imprenditoria sportiva ad alto impatto sociale.

Mi immagino e mi impegno per disegnare questo professionista in evoluzione rispetto alle principali figure professionali sportive che, nel mio percorso di vita professionale ho avuto modo di incontrare e catalogare:

  • Scienze motorie” prevalentemente operativi, fornitori di servizi, istruttori, preparatori atletici, allenatori.
  • Volontari sociali“. La dimensione delle attività locali aggregative si affida a Passione e territorio, un volontariato di prossimità anima le associazioni sportive che assemblano in emergenza persone che assolvano compiti direzionali nell’associazione sportiva. (genitori, fratelli maggiori, giovani atleti, pensionati)
  • Imprenditori” nel cuore degli anni della mia evoluzione professionale, i primi imprenditori nello sport erano i titolari delle palestre, persone che poi affidavano a tecnici la gestione della loro attività. Si tratta di professionisti Non-Sportivi che investono in palestre e centri fitness.

Nel 2022 propongo e promuovo l’Innovatore Sportivo come professionista in grado di autodeterminarsi in virtù di competenze utili a sostenere un percorso di auto-imprenditorialità e di imprenditorialità sociale.

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Innovatore Sportivo: Rinunciare all’impossibile VS impossibile is nothing

UNA NUOVA PROFESSIONE PUO'...

…esistere e può funzionare, dipende dal percorso di ricerca e formazione che il futuro professionista, in questo caso l’INNOVATORE SPORTIVO, sceglierà di percorrere.

Le nostre scelte vengono lette ed interpretate dalle altre persone con i loro occhi, con il loro processo di valutazione e spesso di giudizio.

Questo ci condiziona nel corso di tutta la nostra vita che, peraltro, resta sempre una e unica.

Vivere con piena soddisfazione per ciò che si realizza è tra gli obiettivi a cui, secondo me, è necessario ambire.

Ognuno visualizza e persegue la propria idea di vita e, come accennavo prima, nel crearla siamo inevitabilmente condizionati dal contesto in cui viviamo, cresciamo e ci formiamo.

Stiamo vivendo il nostro sogno o quello degli altri? Siamo protagonisti della nostra di vita o di una che hanno disegnato per noi? Circoscrivendo questa riflessione all’ambito professionale, scrivo questo articolo pensando alle tante volte in cui ho incontrato stupore e scetticismo nel raccontare a persone la mia particolare dedizione ad alcuni progetti a cui ho dedicato anima e corpo.

GIOVANI AMBIZIOSI CHE...

…desiderano inserirsi in modo rilevante e intraprendente nel processo che supporta l’educazione di bambini, giovani e famiglie sia nei contesti educativi che sportivi.

Retromarcisti, ovvero coloro che hanno il coraggio di fermarsi nel corso del loro cammino professionale per tornare indietro di qualche metro e imboccare, finalmente, la loro strada maestra, fonte di ispirazione e guida, stimolo quotidiano per energia e vitalità.

AVER ABBRACCIATO IL MONDO DELLA...

…crescita personale con letture, corsi, esperienze formative di vario genere, mi ha concesso di accedere, nel tempo, ad un modo differente di vivere le esperienze quotidiane.

Ricerco quindi con frequenza insegnamenti, lezioni, spunti di miglioramento.

L’errore è un feedback, sia quelli più superficiali e di poco conto, che quelli più rilevanti.

Proprio tramite la passione per la crescita personale sono arrivato ad approfondire sempre più il mio senso di consapevolezza e quindi a scoprire altri sbagli commessi. Difficili da percepire a prima vista ma, proprio grazie al lavoro di attenzione, ascolto e conoscenza, ho potuto raggiungerli e prenderne coscienza.

Tra questi, in pieno fermento e continua evoluzione, c’è  la sensazione di percezione della propria identità traducibile con una domanda: “Ma io sono questa cosa qui?” Mi è capitato di  trovarmi in comportamenti o a fare cose, mettere in atto gesti e azioni magari per anni che, ad un certo punto ho disconosciuto.

Come svegliarsi all’improvviso percependo grande distanza da quei comportamenti. C’è da considerare che, seppur improvvisamente disconosciuto, questo fare di tutti i giorni  dà una definizione di noi a noi stessi e quindi anche agli altri.

Altra riflessione analoga in cui molti, se non tutti, si sono trovati, magari in estate, al mare: quando si conosce qualcuno di nuovo, la domanda di rito è “che lavoro fai”?

Si delega quindi al racconto del lavoro una grande responsabilità per descrivere i connotati di una persona, quasi come se, scoperto il lavoro che una persona svolge, apprendiamo la maggior parte delle sue caratteristiche identitarie.

Difficilmente ci presentiamo raccontando il nostro sogno nel cassetto o il modo pazzesco con cui coltiviamo la nostra passione.

AL PRIMO PUNTO DI ATTENZIONE...

…c’è l’unione dei puntini, guardarsi indietro e osservare cosa emerge dall’unione dei puntini. Siamo noi? ci riconosciamo? comprendiamo perché gli altri si sono fatti una certa opinione di noi e di ciò che facciamo?

Come secondo elemento suggerisco quindi un approfondimento riflessivo di ciò che abbiamo delineato: coincide con me, con chi sono e pretendo essere? Oppure ci sono differenze? Se si quali?

Potrà quindi capitare che, nel corso della vita ci si possa trovare o ci si sia trovati a percepirsi fuori dalla propria pura strada di realizzazione. I motivi sono i più disparati, riconducibili a credenze nostre sull’impossibilità di essere felici con scelte meno popolari oppure, perché, con una scelta precisa di vita, abbiamo ripagato le aspettative che altre persone avevano su di noi. Genitori, Coniugi, Amici, Capi…

Per arrivare al fulcro del messaggio che oggi voglio lasciare, mi interessa quindi fare un riferimento al tema della rinuncia.

Rinuncio perché tutti e in primis io, a me stesso, dicono che è “impossibile”, oppure scelgo di seguire lo slogan “Impossibile is nothing” e proseguo per la mia strada?

Nel caso dell’Innovatore sportivo, si tratta solo di affidarsi al caso o ci sono modi per rispondersi e trovare coraggio e fiducia per proseguire verso l’impossibile?

Intanto una strada si definisce impossibile perché magari non esiste ancora, pensiamo a quante nuove professioni attuali esistono; se anni fa avessimo dichiarato di ambire a quell’identità professionale, probabilmente, ci avrebbero scoraggiato e additato come visionari poco pragmatici.

Quindi una buona dose di tempo la si può dedicare ad allenare la visione. Può essere utile l’innovatore sportivo? L’attivatore? Tra quanto? Perché ? A chi? Per risolvere cosa e per generare quale valore?

Ci sono un po’ di risposte che darò nel tempo, ora mi limito a dire che, sempre di più, servono facilitatori di processo sociale, possiamo chiamarli in tanti modi declinandone il nome per tipologia di contesto. Innovatore sportivo è, secondo me, colui che da qui ai prossimi anni saprà:

  • leggere i bisogni socio-sportivi del territorio,
  • guidare le realtà locali verso una professionalizzazione dell’offerta formativa sportiva,
  • progettare il modello di funzionamento economico inserendo sé stesso al primo posto delle risorse chiave,
  • praticare il proprio progetto.

Un manager sociale, sperimentale, un imprenditore di se stesso che, animato da valori e credenze tanto forti da renderlo resiliente alla sperimentazione, si applica, studia e realizza azioni di valore che lo aiuteranno ad essere ricordato.

PROFESSIONALITA’ E ATTITUDINI PERSONALI

L’innovatore sportivo può costruire hard e soft skills su attitudini personali. L’attenzione per le persone e le dinamiche sociali sono strettamente connesse alla sfera dei valori e della spiritualità del singolo individuo, su queste si possono appoggiare molte altre abilità.

UNA SKILL DA SVILUPPARE SU TUTTE

Autoimprenditorialità, arrivare cioè a comprendere e fare proprio tutto il meccanismo che sottende al funzionamento di un progetto, sostituire le proprie credenze limitanti che frenano la motivazione e l’entusiasmo, per abbracciare le nozioni che possono portare a realizzare la funzione socio sportiva. Attraverso lo sviluppo di questa competenza si arriverà a superare il senso di incertezza che spesso attanaglia e frena le azioni.

PRATICA

Praticare l’innovazione sociale sportiva sarà l’ingrediente chiave per acquisire fiducia in sé stessi, conoscere e comprendere persone, bisogni sociali, raccogliere feedback e attivarsi per essere utili a creare valore per le persone, per i territori e per la società.

Tra gli elementi da praticare c’è la ricerca di casi simili. In tutto il mondo ci sono attività e progetti di successo che possono ispirare la nostra azione o che, addirittura possono ospitare la nostra pratica, magari come volontari o tirocinanti.

Come poter continuare l’esperienza sui temi di questo contenuto:

Quella che ho raccontato in questo articolo, è un estratto di vissuto dell’ultimo periodo. Come potrai immaginare sono arrivato ad intrecciare questa opportunità per il fatto che, quotidianamente, da anni, mi trovo immerso nella dimensione profesionale dello Sport e dell’Educazione per l’Innovazione Sociale. Ci tengo a dare contributo alla diffusione di tutto ciò che è nella mia possibilità per diffondere questa cultura, divulgarne il know-how e condividere opportunità professionali migliorative e di stimolo per i professionisti e le realtà professionali di questo settore. Per questo, sul mio blog, nella mia newsletter, nei miei eventi e attraverso i miei materiali, potrai trovare altri racconti, audio, video, esercizi che trattano il tema e offrono spunti di riflessione. Nelle prossime settimane aprirò, solo per pochi giorni e per un massimo di 25 persone, la possibilità di ricevere la Mini rubrica gratuita di contenuti multimediali, “PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE”. Puoi assicurarti fin da ora di essere inserito nel gruppo, cliccando a questo link ed inserendo la tua email.

PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE
Mini-rubrica Gratuita di contenuti professionali per Condottieri Coraggiosi.
Real Experience attraverso il progetto “Coach di Quartiere”

I temi saranno i seguenti:
  1. Per il Condottiere Coraggioso:
    • Riflessioni di Mentalità e di approccio professionale all’Innovazione Sociale
    • Primi strumenti di Cultura di impresa
    • Allenarsi all’Innovazione Sociale
  2. Contenuti specifici:
    • Comunità Educante
    • Paternariati territoriali
    • Networking
  3. Materiali:
    • Video didattici
    • Download con schede/esercizio
    • Case History
Un’azione di rilevante orientamento per approcciarsi in modo professionale al tema dello Sport e dell’educazione e progettare azioni efficaci, utili e innovative. Assicurati di essere inserito nel gruppo, clicca a questo link ed inserisci la tua email. I Temi saranno affrontati utilizzando il progetto Coach di Quartiere come caso di studio e esperienza guida per processare i contenuti formativi con un orientamento già pratico ed applicativo di competenze e mentalità.

Le persone e l’innovazione sociale

PORTARE INNOVAZIONE SOCIALE...

«Portate innovazione sociale in quella tecnologica perché senza innovazione sociale, i frutti della tecnologia non si vedranno».  Stefano Zamagni

Leggendo questa citazione del prof. Zamagni, visualizzo l’invito alle persone, agli esseri umani, a comprendere che, la differenza la possono fare loro.

Sono loro che possono alzare la testa e umanizzare i processi a cui, con qualità e professionalità, si stanno dedicando. La tecnologia è solo uno dei campi a cui l’uomo è dedito con abnegazione, ma lo stimolo vale per tutti i settori. Ad imprimere la spinta di orientamento sono le persone.

Tutti abbiamo dei super poteri, sta a noi scegliere quando utilizzarli e dove indirizzarli.

CHANGER

Changer, attenti e silenziosi lettori, con la sensibilità per cogliere i messaggi e riflettere se e quando intervenire in modo rilevante al fine di contribuire a realizzare un cambiamento importante.

Professionisti e aspiranti tali, dell’innovazione sociale, soprattutto se sportivi, definibili quindi futuri condottieri coraggiosi.

PUO' ESSERE CHE...

…che a molti sia capitato di trovarsi in eventi e presentazioni in cui l’oratore termina di esporre il proprio argomento oppure la fila di ospiti istituzionali finisce la propria presentazione. In quel momento c’è silenzio in sala, e viene chiesto se qualcuno ha domande da fare. Un po’ di imbarazzo, passa qualche momento in cui affiorano i pensieri di possibili domande. Magari se lo trasformiamo in un intervento diventa scomodo, non siamo sicuri che sia opportuno .

Poi interviene colui che rompe il ghiaccio e fa la domanda che sposta, che aiuta la giornata a diventare produttiva, trasforma il tempo di tutti in un investimento utile e produttivo. Questo ci farà sicuramente portare a casa arricchimento personale.

Un altra immagine che mi viene alla mente per raccontare l’intenzione rilevante è di tipo sportivo. Prendere l’iniziativa in un’azione sportiva, indipendentemente dall’esito dell’azione stessa. Magari in una partita di squadra in cui il nostro gruppo è in una fase di difficoltà. Intervenire con un’azione personale coraggiosa, può avere un peso importante sull’andamento dell’incontro e sulle persone che insieme a noi affrontano quell’incontro.

In questo caso possiamo equiparare sia la ricerca di una una giocata sensazionale o inaspettata, alla scelta di svolgere un ruolo utile per la squadra, consapevoli e intenzionali.

INTENZIONALITA', RILEVANZA

Per arrivare ad apprezzare l’importanza di agire in modo rilevante trovo utile pensare consapevolmente a come cambia la nostra vita, i momenti e le cose che viviamo, quando scegliamo di diventare rilevanti, quando prendiamo la responsabilità di una determinata azione e di ciò che essa genera.

Per approfondire il tema, voglio iniziare descrivendo cosa intendo quando dico rilevante:

“Incidere sull’andamento delle cose, della mia vita, del contesto, del mondo con INTENZIONALITÀ.”

L’Intenzionalità, mette insieme determinazione e consapevolezza, prescinde dal risultato e si basa sul senso di agire, certi che quel comportamento (che può comprendere il non fare) sia il più utile ai fini dello scopo.

Ci sono esempi per spiegare la Rilevanza.

Un adulto è rilevante a prescindere nei confronti di un bambino, serve quindi che sia consapevole e determinato per far si che la sua rilevanza produca “frutti sensati” sulla personalità e sui comportamenti del piccolo.

Intervenire sul volante correggendo improvvisamente la direzione dell’auto è rilevante, soprattutto se evita di andare ad impattare contro un ostacolo.

Riprendendo quindi la citazione iniziale e i riferimenti agli inevitabili super poteri,

relativamente all’innovazione Sociale, la differenza per la realizzazione di un’azione efficace, che genera impatto ed è duratura nel tempo, è frutto della somma di tante scelte intenzionali di persone che determinano di incidere sul risultato finale attraverso azioni consapevoli che, agite entro la loro sfera di influenza, possano portare benefici e valore all’esterno.

Ripercorrendo celebri elementi dei corsi di sviluppo personale, invito tutti ad approfondire il concetto di Mission e Vision per comprendere a fondo come e dove si possono trovare motivi e scopi per essere rilevanti.

Realizzare innovazione sociale dipende dalle persone, dalle loro scelte intenzionali di essere rilevanti.

Diverso da eclatante, agire un’azione rilevante non deve per forza significare di fare qualche cosa di dimensioni immense, può essere anche l’opposto, un’azione unica piccola semplice, fatta con l’intenzione di farla, che innesca un meccanismo utile in un processo più grande.

Nello svolgere un ruolo professionale, possiamo quindi scegliere di essere rilevanti, questa caratteristica, nello sport e nell’educazione, riguarda anche quelle scelte che possono generare Innovazione Sociale. Penso, ad esempio, ai dirigenti scolastici che ho avuto la fortuna di incontrare e che, nell’esercizio della loro funzione hanno abbracciato nuove sfide. Sono stati i primi ad accogliere proposte progettuali innovative rispetto alle modalità ordinarie di condurre i progetti educativi per le scuole.

Stessa considerazione vale per coloro che si trovano a ricevere azioni e attività scelte da altri, magari proprio da coloro che, per essere rilevanti, stanno abbracciando un cambiamento nel tentativo di generare nuovo valore. Un esempio possono essere gli insegnanti o i genitori che si trovano in un contesto del genere. Saper accogliere, sviluppare fiducia, pro-agire insieme ai leader rilevanti e, più in generale, sviluppare comportamenti utili, può essere un ottimo modo per generare rilevanza e quindi far sviluppare innovazione sociale, offrire al cambiamento sperato la possibilità di manifestarsi. In ogni ruolo si può scegliere di essere rilevanti.

Molto spesso, la strada che percepiamo più difficile è quella che crea più valore e più soddisfazione e, soprattutto, siamo noi persone a poter scegliere se e come percorrerla.

Questo ed altri temi nella Mini Rubrica gratuita “progettare professionalmente lo sport nell’Innovazione Sociale” di cui trovate qui sotto gli approfondimenti e le modalità di partecipazione.

Come poter continuare l’esperienza sui temi di questo contenuto:

Quella che ho raccontato in questo articolo, è un estratto di vissuto dell’ultimo periodo. Come potrai immaginare sono arrivato ad intrecciare questa opportunità per il fatto che, quotidianamente, da anni, mi trovo immerso nella dimensione profesionale dello Sport e dell’Educazione per l’Innovazione Sociale. Ci tengo a dare contributo alla diffusione di tutto ciò che è nella mia possibilità per diffondere questa cultura, divulgarne il know-how e condividere opportunità professionali migliorative e di stimolo per i professionisti e le realtà professionali di questo settore. Per questo, sul mio blog, nella mia newsletter, nei miei eventi e attraverso i miei materiali, potrai trovare altri racconti, audio, video, esercizi che trattano il tema e offrono spunti di riflessione. Nelle prossime settimane aprirò, solo per pochi giorni e per un massimo di 25 persone, la possibilità di ricevere la Mini rubrica gratuita di contenuti multimediali, “PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE”. Puoi assicurarti fin da ora di essere inserito nel gruppo, cliccando a questo link ed inserendo la tua email.

PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE
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Da grande farò l’innovatore

COLORO CHE

Nel corso della mia storia mi sono sempre interessato di coloro che erano attivi ad organizzare qualcosa, ho sempre ammirato chi si prodigava, apparentemente senza un motivo particolare, per dare il suo contributo.

La tanta gente attiva per dare vita alle feste di paese, chi metteva in piedi momenti informali per i bambini, coloro che si prendevano cura del cortile, del parco sotto casa o del condominio, diverse forme di condivisione spontanea. Io, da piccolo, li osservavo e ricordo che ne ero positivamente colpito.

Stessa cosa vale, in età più adulta, per gli organizzatori di iniziative, attività, progetti; la categoria degli intraprendenti mi affascina e mi incuriosisce, soprattuto quando vedo energia investita oltre ogni apparente motivo, quando scorgo sorrisi nonostante la fatica, entusiasmo del creare un qualcosa da rendere fruibile, disponibile, utile.

PROFESSIONISTI E ASPIRANTI TALI

Professionisti e aspiranti tali, dell’innovazione sociale, soprattutto se sportivi, definibili quindi futuri condottieri coraggiosi.

Changer, attenti e silenziosi lettori, con la sensibilità per intervenire in modo rilevante per realizzare un cambiamento importante.

CERCARE LA STRADA TRA PENSIERO E PRATICA

Nel cercare la mia strada secondo la filosofia della pratica, mi sono trovato spesso a mettere in relazione persone, a cercare ponti tra pubblico e privato. Più volte nell’ascoltare persone che si presentavano a me, mi immaginavo chi fargli concoscere tra i miei contatti per generare valore per entrambi.

Notavo che ero spontaneamente orientato a pensare a come essere utile, una sorta di predisposizione naturale.

Questa attitudine si è tradotta in molte esperienze di vita, quindi anche professionali, in cui ho svolto funzioni di facilitazione, costruito rete di collaborazioni, armonizzato persone e contesti.

Poi ho scoperto l’innovazione sociale, ovvero ho preso consapevolezza che nell’evoluzione della società, tali attitudini potevano trovare una loro collocazione professionale all’interno di questo grande campo di azione.

La visione sempre più nitida si è creata nel processare l’applicazione delle attività e dei progetti che conducevo.

Da piccolino alle elementari, passavo dalla scuola allo sport, uscivo e filavo dritto in piscina o a giocare a pallone con i mie compagni.

Ho un’immagine bella nitida e felice della mia infanzia sportiva e scolastica, ricordo persone che si curavano di noi e del nostro tempo libero; tantissimi sorrisi e spontaneità.
Trovo in quelle immagini, in quel ricordo lo stimolo per pensare a generare un egual soddisfazione per i bambini e le famiglie di oggi.
L’unione tra questa motivazione e le attitudini pratiche di facilitazione relazionale, mi hanno portato nel cuore dell’innovazione sociale.

PUO' ESSERE CHE...

… qualcuno si trovi immerso nell’Innovazione Sociale senza saperlo e senza avere idee sul da farsi.

Altri, magari, si stanno interrogando sull’eventualità di dedicarcisi, sulla validità di investire tempo risorse ed energie in questo settore.

Come fare a capirlo? quali possono essere i modi per arrivare a comprendere se può essere questa la nostra strada?

La risposta merita molta dedizione e tantissime parole e, sicuramente, tra i vari articoli del mio blog presenti e futuri potranno esserci approfondimenti specifici. Anche una prima descrizione generale può aiutare ed essere di stimolo ad approfondire.

Ecco quindi un primo accenno sulle 4 tematiche chiave che, secondo me, possono aiutare a comprendere e verificare se la strada dello “sport, dell’educazione per l’innovazione sociale” può rappresentare un percorso da intraprendere.

  • PREDISPOSIZIONE: Ritengo fondamentale una predisposizione individuale e personale verso questo settore, con specifico orientamento agli argomenti che ognuno desidera approfondire. Per comprendere quanto siamo “predisposti” può essere utile un lavoro individuale per riconoscere sempre meglio i propri valori personali e la propria mission avendo l’accortezza di verificare se, ciò che emerge, è o può essere orientato verso l’innovazione sociale.
  • RICONOSCERE E ACCETTARE LE SFIDE: Spesso la concretizzazione di un’idea o di un progetto che deve realizzare e consolidare innovazione sociale si porta dietro l’atmosfera della sfida. Su tutti cito la sfida del superamento delle obiezioni, delle tante persone che, ancor prima di iniziare, ci descrivono come impossibile la realizzazione di tale percorso.
    Ascoltiamo noi stessi, colleghiamo i puntini del nostro passato come in un gioco della settimana enigmistica per riconoscere quanto l’affrontare la sfida appartiene alle nostre caratteristiche di personalità.
  • ATTITUDINE RILEVANTE: A mio parere l’attitudine più rilevante per realizzare idee e progetti di Innovazione Sociale è staro in campo, ovvero vivere nel processo attuativo molte fasi. Tale meccanismo ci mette a contatto con le persone ed i loro bisogni, conferisce concretezza alle idee e feedback qualitativi per poter riprogettare velocemente le azioni. Prima la nostra idea si applica prima avremo i feedback per migliorare, accelerare o cambiare strada. Dall’attitudine di praticare ogni fase raccoglieremo le emozioni e le sensazioni che saranno utili per molte altre azioni utili dei nostri progetti: raccontare le esperienze, scrivere contenuti, interpretare le opportunità
  • COMPETENZA CHIAVE: Difficile indicarne una precisa perché, soprattutto nel ruolo di conduttore, si richiedono tante competenze ed è necessario che queste siano tutte sviluppate ad un livello medio alto. Come Competenza rilevante cito “L’ascolto attivo”. Probabilmente sto utilizzando questo termine in modo improprio, definendo cosa intendo sarà più facile comprenderne il significato e il valore che gli attribuisco.

Nel tipo di azioni progettuali che realizzo, una caratteristica rilevante è la presenza di molte persone, target molto distinti, tipologie di utenza molto variegata, ruoli professionali agli antipodi tra loro. Ogni persona ha la sua particolarità, il suo specifico tratto caratteristico, il suo dettaglio per il quale può essere rilevante. Sta a noi sviluppare un ascolto attivo attraverso un’attenzione che va oltre le parole, entra nell’approfondimento delle modalità, dei dettagli che scorgiamo per arricchire la nostra idea di lui, di lei, di loro. Questa capacità ci darà la possibilità di trovare, spesso, le modalità migliori per coinvolgere le persone nelle nostre idee, le potremo far sentire rilevanti all’interno delle azioni progettuali perché, riconoscendone i tratti distintivi, le sapremo valorizzare

In Cuor mio mi auspico che le nuove generazioni di futuri professionisti dello sport e dell’educazione, abbiamo voglia e coraggio per abbracciare questo percorso professionale, di scegliere la dimensione dell’Innovazione sociale come ambito di applicazione della propria professionalità. Penso sia un settore con molte aree in cui crescere e realizzarsi professionalmente.

A tutti gli aspiranti tali va il mio invito a fruire della Mini Rubrica gratuita progettare professionalmente lo sport nell’Innovazione Sociale di cui trovate qui sotto gli approfondimenti e le modalità di partecipazione.

Come poter continuare l’esperienza sui temi di questo contenuto:

Quella che ho raccontato in questo articolo, è un estratto di vissuto dell’ultimo periodo. Come potrai immaginare sono arrivato ad intrecciare questa opportunità per il fatto che, quotidianamente, da anni, mi trovo immerso nella dimensione profesionale dello Sport e dell’Educazione per l’Innovazione Sociale. Ci tengo a dare contributo alla diffusione di tutto ciò che è nella mia possibilità per diffondere questa cultura, divulgarne il know-how e condividere opportunità professionali migliorative e di stimolo per i professionisti e le realtà professionali di questo settore. Per questo, sul mio blog, nella mia newsletter, nei miei eventi e attraverso i miei materiali, potrai trovare altri racconti, audio, video, esercizi che trattano il tema e offrono spunti di riflessione. Nelle prossime settimane aprirò, solo per pochi giorni e per un massimo di 25 persone, la possibilità di ricevere la Mini rubrica gratuita di contenuti multimediali, “PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE”. Puoi assicurarti fin da ora di essere inserito nel gruppo, cliccando a questo link ed inserendo la tua email.

PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE
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I temi saranno i seguenti:
  1. Per il Condottiere Coraggioso:
    • Riflessioni di Mentalità e di approccio professionale all’Innovazione Sociale
    • Primi strumenti di Cultura di impresa
    • Allenarsi all’Innovazione Sociale
  2. Contenuti specifici:
    • Comunità Educante
    • Paternariati territoriali
    • Networking
  3. Materiali:
    • Video didattici
    • Download con schede/esercizio
    • Case History
Un’azione di rilevante orientamento per approcciarsi in modo professionale al tema dello Sport e dell’educazione e progettare azioni efficaci, utili e innovative. Assicurati di essere inserito nel gruppo, clicca a questo link ed inserisci la tua email. I Temi saranno affrontati utilizzando il progetto Coach di Quartiere come caso di studio e esperienza guida per processare i contenuti formativi con un orientamento già pratico ed applicativo di competenze e mentalità.

Ribaltare l’iceberg per trovare la propria strada professionale nello sport

DURANTE LE OLIMPIADI...

Questa Estate, durante le Olimpiadi, ho ascoltato dai telecronisti un tratto della storia di Adam Peaty, pluricampione olimpico del nuoto mondiale, più precisamente della rana Mondiale, e ho scoperto che arriva da un contesto di povertà educativa.

Nella sua carriera, uno dei primi elementi di svolta è stato l’intervento di una sua allenatrice/talent Scout che si è offerta per rendere disponibile una macchina affinché la famiglia potesse portare il bambino ad allenarsi.

Avevano già rinunciato a far praticare il nuoto ad Adam perché non potevano permettersi il costo dell’automobile, per fortuna questa persona è intervenuta con un processo di facilitazione.

Quindi, anche la pratica dello sport è sempre più una possibilità legata alle condizioni socio economiche, l’accesso alla maggior parte delle attività sportive è subordinato a disponibilità di risorse da parte delle famiglie.

Questo oltre a creare divario sociale, esclude potenziali sportivi.

Intendo dire che difficilmente gli “esclusi” sarebbero tutti campioni, ma l’azione meritevole del singolo allenatore, rivolta al proprio atleta talentoso, lascia immaginare come tanti ragazzi con qualità sportive normali sono tenuti lontani dalla pratica, anche loro però, sebbene di caratura sportiva modesta, trarrebbero beneficio dal poter praticare sport.

La parte dell’iceberg a cui rivolgere attenzione è quella che non si vede, quella di tutti coloro, grandi e piccini che per motivi culturali e socio economici, non hanno possibilità di accedere alla dimensione sportiva.

Il nostro compito professionale è costruire soluzioni che funzionano.

Se fosse un compito facile il valore generato dal suo funzionamento sarebbe basso.
Il fatto che sia meno scontato implica che tutte le azioni che riusciranno a generare pratica sportiva per le fasce più fragili, porteranno grande valore sociale.

Ovviamente, siamo liberissimi di tenere lo sguardo nella parte di Ghiaccio che emerge dall’acqua e ricercare la nostra dimensione professionale nello sport professionistico, lamentandoci che i posti di lavoro sono pochi, che lavorano sempre gli stessi o che sono tutti raccomandati.

Io continuo ad essere convinto che sia giunto il momento di guardare sotto l’acqua, attivarci per sviluppare una professionalità pronta a risolvere il problema culturale dell’accesso allo sport.

Servono professionisti e azioni progettuali funzionanti, ovvero basate su modelli di funzionamento economico in grado di renderli sostenibili.

OGNI PROFESSIONISTA

Ogni professionista che si occupa di sport può appassionarsi al tema dell’Innovazione Sociale, io credo che questa sfida sia dei Giovani in cerca di una direzione professionale da perseguire e da costruire, tale sfida è quella adatta a futuri condottieri coraggiosi.

NEL RICERCARE L'ORIGINE...

… l’origine della mia motivazione verso l’affrontare questa sfida, mi scopro spesso ad osservare le immagini della mia vita in cortile, da bambino.

Momenti, tanti, densi di felicità! Amici, risate, giochi e tantissimo sport.

Ci appassionavamo ciclicamente ad uno sport e ci organizzavamo per praticarlo tra noi, non solo il calcio ma anche tennis, pallacanestro, pallavolo e tanti altri giochi di movimento.

Andavamo a periodi, influenzati magari da ciò che succedeva in televisione, il periodo più florido era certamente quello delle olimpiadi.

Da quelle emozioni spesso prendo gli spunti per immaginare la destinazione, la meta.

Mi sforzo per comprendere come possa modificarsi quel fenomeno aggregativo per essere attuale nell’era odierna.

La sfiducia, la diffidenza e la paura dei genitori, limita la frequentazione di gruppi spontanei come erano quelli del cortile.

Quindi un percorso per riportare fiducia e sicurezza può essere una buona chiave per tornare a rendere la pratica sportiva un modello aggregativo e sociale alla portata di genitori e bambini.

FACCIAMO UN PASSAGGIO DI MENTALITA'

Facciamo un passaggio di mentalità, spediamo qualche minuto a fare caso a come si orienta il pensiero della maggior parte delle persone.

I professionisti dello sport, quantomeno coloro che operano per scelta professionale, all’interno del grande mondo dello sport, sono orientati a soddisfare i bisogni di chi accede al centro sportivo, a coloro che si iscrivono a corsi ed attività.

Pensiamo se può essere possibile diventare dei professionisti in grado di soddisfare bisogni per chi resta fuori dal centro sportivo.

Per coloro che conducono una vita sedentaria, che difficilmente parteciperebbero ad un corso sportivo o ad una attività strutturata.

Capita spesso di intercettare il consiglio di pensare OUT of THE BOX, ovvero secondo logiche diverse da quelle con cui siamo abituati a costruire il ragionamento. Pertanto il primo elemento su cui porre attenzione è un aspetto di mentalità del professionista:

  • Mentalità: Siamo orientati a ragionare per soddisfare i bisogni di chi accede al centro sportivo, non di chi resta fuori.
  • Operatività: Capire chi resta fuori, quali target hanno comportamenti che li tengono lontani dal centro sportivo.

Sono molte le persone che nella loro quotidianità non contemplano l’adesione ad un movimento sportivo. Una categoria sociale ampia che va da chi pratica sport liberamente per proprio conto a chi non si sogna nemmeno di alzarsi dal divano.
Le origini di tali comportamenti possono risiedere in diversi fattori scatenanti, dalla mancanza di cultura sportiva, all’impossibilità economica, ai problemi organizzativi di conciliazione vita lavoro dei genitori.

Un fenomeno che attraversa persone di tutte le età e di ogni estrazione sociale.

Ecco che un pensiero OUTOFTHEBOX, ci porta ad orientare il nostro intenti alla ricerca di soluzioni per favorire, ricercare ed attuare, processi che facilitino l’aumento della pratica sportiva da parte di tutti coloro che non ne fanno, o la svolgono senza indirizzo e criteri specifici.

Il risultato di questo processo è una possibilità, che dipende solo da noi, di costruirsi il proprio percorso professionale rafforzando tutte quelle competenze che supportano professionalmente la nostra preparazione di base.

Intendo quella di tipo generalista scolastica/universitaria, che ci ha fornito indicazioni valide ma decontestualizzate, ancora da orientare.

L’orientamento spontaneo, maggiormente comune alle scelte dei giovani, è il modello istituzionale, verso il centro sportivo, per intenderci. Attenzione che è la strada più battuta, quella in cui ormai è difficile fare la differenza, racchiude professionalità già note e si rischia di andare verso l’assenza di differenziazione individuale con il conseguente livellamento dei valori economici.

Certamente ci vuole coraggio e questo lo si può trovare pensando a ritroso, immaginandoci che, dalle nostre scelte si potranno generare nuovi importanti risultati. Mi riferisco non solo alla scoperta di talenti dello sport mondiale che altrimenti non avrebbero praticato, ma anche alla generazione di opportunità inclusive e utili a generare più salute e benessere.

Proprio per questo la definisco una conduzione coraggiosa e se ti interessa proseguire l’esperienza sui temi della progettazione professionale di sport ed educazione nell’innovazione sociale, puoi leggere quanto scritto qui sotto.

Come poter continuare l’esperienza sui temi di questo contenuto:

Quella che ho raccontato in questo articolo, è un estratto di vissuto dell’ultimo periodo. Come potrai immaginare sono arrivato ad intrecciare questa opportunità per il fatto che, quotidianamente, da anni, mi trovo immerso nella dimensione profesionale dello Sport e dell’Educazione per l’Innovazione Sociale. Ci tengo a dare contributo alla diffusione di tutto ciò che è nella mia possibilità per diffondere questa cultura, divulgarne il know-how e condividere opportunità professionali migliorative e di stimolo per i professionisti e le realtà professionali di questo settore. Per questo, sul mio blog, nella mia newsletter, nei miei eventi e attraverso i miei materiali, potrai trovare altri racconti, audio, video, esercizi che trattano il tema e offrono spunti di riflessione. Nelle prossime settimane aprirò, solo per pochi giorni e per un massimo di 25 persone, la possibilità di ricevere la Mini rubrica gratuita di contenuti multimediali, “PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE”. Puoi assicurarti fin da ora di essere inserito nel gruppo, cliccando a questo link ed inserendo la tua email.

PROGETTARE PROFESSIONALMENTE LO SPORT NELL’INNOVAZIONE SOCIALE
Mini-rubrica Gratuita di contenuti professionali per Condottieri Coraggiosi.
Real Experience attraverso il progetto “Coach di Quartiere”

I temi saranno i seguenti:
  1. Per il Condottiere Coraggioso:
    • Riflessioni di Mentalità e di approccio professionale all’Innovazione Sociale
    • Primi strumenti di Cultura di impresa
    • Allenarsi all’Innovazione Sociale
  2. Contenuti specifici:
    • Comunità Educante
    • Paternariati territoriali
    • Networking
  3. Materiali:
    • Video didattici
    • Download con schede/esercizio
    • Case History
Un’azione di rilevante orientamento per approcciarsi in modo professionale al tema dello Sport e dell’educazione e progettare azioni efficaci, utili e innovative. Assicurati di essere inserito nel gruppo, clicca a questo link ed inserisci la tua email. I Temi saranno affrontati utilizzando il progetto Coach di Quartiere come caso di studio e esperienza guida per processare i contenuti formativi con un orientamento già pratico ed applicativo di competenze e mentalità.

Realizzare progetti e sognare di delegare

Cari Condottieri Coraggiosi,

Nell’importante percorso della realizzazione ho incontrato spesso il forte desiderio di delegare, di passare a qualcuno gli aspetti che rientrano nella categoria, NON-IMPORTANTE – URGENTE. Mi riferisco a tutte quelle cose che richiedono tempo e possono essere fatte da “chiunque”, ovvero da tutti coloro che possiedono delle competenze per farle, delle hard skill.

Questo è quello che mi hanno insegnato ai corsi e che ho letto sui libri, ma nella realtà, almeno nella mia vita professionale, è veramente così?

Cercherò di rispondere sinceramente cercando di dare una descrizione che comprenda le tante esperienze fatte in questi anni.

Credo intanto, come scritto altre volte, che molto faccia il contesto in cui ci troviamo ad applicare le attività. Nell’innovazione Sociale, nei progetti che seguo e conduco io, spesso tratto argomenti nuovi, attività inusuete e che difficilmente rientrano nell’immaginario collettivo delle mansioni organizzative o pratiche di un determinato ruolo lavorativo.

Diventa quindi difficile trasmettere agli altri molte delle caratteristiche “soft” che richiede l’attuazione di un’azione all’interno di un progetto. Queste caratteristiche di personalità stanno a monte nelle persone prima di ogni attitudine pratica. Si può imparare ad usare un programma, difficilmente si impara a sorridere. Quindi un ottimo primo step nel progettare la collaborazione con le persone è identificare le caratteristiche di personalità che riteniamo debbano avere nel ruolo in cui pensiamo di inserirle nel nostro progetto. Sarà questo il primo elemento che ci renderà la vita più facile nel volere affidare pezzi successivi del nostro fare quotidiano.

Un’altra mia verità, che ancora oggi fatico ad interiorizzare, è che comunque lo devo fare io. C’è sempre un pezzo che mi rimane, razionalmente dico anche per fortuna, qualcosa che richiede il mio tocco, la mia impronta, che mi chiama a dare quel colore legato all’autenticità dell’ideazione, una sorta di marchio di fabbrica.

Questa parte si manifesta in più aree, e si presenta in diverse forme, una telefonata ad una persona, la rilettura di un articolo, l’apporto di energia in un particolare momento di flessione, una machina da scaricare nei momenti di urgenza. Questo avviene, questo c’è.

Esistono poi gli intoppi, gli imprevisti che, all’improvviso, ti riportano dentro di colpo: un collaboratore che si ammala, una relazione che avevi avviato e tenuto tu, un progetto da riadattare dal passato.La dimensione dell’oltre tempo è da considerare, per quanto tu sia bravo a circoscrivere a slot di tempo giorni e durate, quando guidi e conduci il tuo progetto, spesso ti troverai a dovertene occupare al di fuori di quei confini, ma se non li mettessi sarebbe molto peggio, ne saresti travolto.

Aggiungo anche che è bello che un mia idea prende proprio colori e sembianze di ciò che immagino e sogno, nel tempo ho imparato ad apprezzare anche la negoziazione di questo con altre persone nutrendomi del valore della condivisione. Questo può avvenire a vari livelli gerarchici presentandone benefici, sia in termini di suddivisione del peso e degli oneri di responsabilità, che termini di motivazione alla realizzazione. 

Prendersi la Responsabilità del progetto

“Chi è il responsabile qui?” nel mettermi a scrivere questo articolo mi balza in mente questa immagine, di quando, entrando in un posto, si vuole interlocuire con chi può decidere, con chi ha voce in capitolo, allora si chiede chi sia il Responsabile.

È imprescindibile quindi che ci sia qualcuno che guida e che si prende la responsabilità di condurre. In alcuni contesti, quelli più canonici, si associa anche un diverso riconoscimento economico a chi svolge un “ruolo di responsabilità”.

Mi chiedo quindi cosa succede nel caso della realizzazione di idee e progetti meravigliosi, soprattutto nell’ambito dell’Innovazione Sociale. E’ sufficiente assegnare le diverse responsabilità affinché tutto accada e si concretizzi? Una volta nominato un responsabile possiamo occuparci d’altro? Qual’è il rapporto tra la nostra personale responsabilità e il buon funzionamento di un progetto nell’innovazione sociale?

Premetto che non ho una risposta ma, in questi vent’anni di militanza nel corpo dei Condottieri Coraggiosi, ho sviluppato alcune convinzioni e linee di pensiero:

PREMESSA:il termine Responsabilità ed il significato che ognuno gli associa, nel contesto dei progetti per l’innovazione sociale, è fortemente legato all’ottenimento dei risultati.In questo settore serve grande energia e determinazione per portare avanti i progetti e le idee, quindi la motivazione che sta alla base, che serve per spingere, spesso risiede e si porta con sé la responsabilità che ci prendiamo.

Pertanto ecco uno schema di declinazione di alcuni pensieri legati alla responsabilità nell’innovazione sociale:

  • Responsabilità presenza e risultati
    • se desidero che un progetto, un’idea, prenda una determinata e ben precisa forma, se voglio che risponda a parametri definiti, la responsabilità si concretizza nella presenza all’interno del progetto. Come detto negli articoli passati, ciò di cui mi occupo, a cui dedico tempo è ciò a cui do valore.
  • Responsabilità e delega
    • Oltre alle mansioni è possibile delegare anche la responsabilità? fino ad un certo punto. Molte volte l’ho sperato, più per pigrizia o per stanchezza, in realtà, nell’Innovazione sociale, nel caso di progetti e idee nostre e molto autentiche, l’arrivare a delegare è un percorso mediamente lungo e complesso. Inizia con il processo di consapevolezza personale, passa dall’analisi dei collaboratori e arriva alla creazione di competenze personali di comunicazione e condivisione.
  • Responsabilità e condivisione
    • Condividere la responsabilità richiede negoziazione con sè e con gli altri relativamente ai risultati, alla forma e all’indirizzo del progetto. E’ bello poter avere qualcuno su cui poter contare perchè e solidale con noi nell’intero processo progettuale, questo potrebbe richiedere capacità di sapere negoziare alcuni aspetti relativi al progetto e al nostro modo di essere e operare. Può valerne la pena.

Per ciò di cui mi sono occupato in questi anni, Sport ed Educazione, posso dire che trovo molto difficile che un’idea nostra, un progetto che riteniamo espressione di noi stessi e dei nostri valori, possa attuarsi solo per tramite di altri.In questo caso il prendersene responsabilità coincide con l’averne cura, dargli valore e quindi presenza.

Tutto ciò alimenta il percorso di realizzazione, richiede grande motivazione.

È bene che all’interno della natura del progetto, dei suoi valori e della sua missione, ci sia qualche cosa fortemente vicina a noi, alle nostre caratteristiche di personalità, ai nostri valori tanto da portarci naturalmente a prendercene la responsabilità.

Nel podcast di oggi qualche imprecazione relativamente a questi argomenti.

La presenza dà Valore

Cari Condottieri Coraggiosi,
ultimamente mi trovo spesso a chiedermi quali sono le cose a cui dedicare tempo e quindi a cui dare valore.

Come prima riflessione porto quella sul la connessione tra tempo e valore. Un modo molto utile immediato per comprendere a cosa diamo valore è attraverso l’analisi del tempo che dedichiamo.

Come spendiamo il tempo delle nostre giornate? Nell’analisi numerica possiamo trovare tante risposte su ciò che per noi, più o meno consapevolmente, ha valore.

Questo concetto vale anche all’inverso, ovvero, nella consapevolezza di scegliere a cosa dedicarsi… come spendere e investire il proprio tempo? Molto probabilmente quelle a cui sceglieremo di dedicarci saranno le cose a cui vogliamo dare valore, importanza.

Ci possono essere momenti in cui serve fare chiarezza, riprendere le fila dei propri progetti e delle proprie idee meravigliose.In questo caso il primo tempo da trovare, quindi il primo elemento a cui dare valore è il pensiero.

Dedicare tempo a pensare e riflettere, per trovare cosa, in questo momento è davvero importante per noi.

Nel condurre i progetti di cui mi occupo spesso mi trovo rapito nel vortice energetico del fare e, in alcuni casi diventa difficile dare direzione alle energie e agli impegni, quindi ad orientare il tempo nel migliore dei modi.
È bene sapere, anche nella bellezza di ciò che sto realizzando:”Cosa c’è di davvero importante per me, nella cosa che sto facendo?”

Perdersi nelle proprie idee è molto probabile, soprattutto quando proviamo molta passione, cosa indispensabile e comune nell’Innovazione Sociale, nello sport e nell’educazione.

Comprendere nel proprio profondo a cosa dare valore e perchè, aiuterà a scegliere meglio come impegnare il proprio tempo, come orientare gli sforzi, come stabilire priorità.

Mi sento quindi di dire che arriva un momento, più o meno consapevole, in cui scegliamo a cosa dedicarci e che quindi stabiliamo una priorità. Se questo è supportato da un processo di consapevolezza ci accorgeremo che le scelte ricadranno inevitabilmente su ciò che noi, in un determinato momento della vita, riteniamo di valore, importante.

Trovate nel podcast qualche parola di approfondimento sull’applicazione pratica che sto personalmente mettendo in atto nell’ultimo periodo.

DAL NUOTO AI PROGETTI DI IMPRESA

Domenica siamo tornati a gareggiare,
Si sono svolti i campionati regionali master… esattamente un anno dopo l’ultima gara.Negli ultimi quattro anni, ho scelto di affiancare alla mia vita quotidiana, quella di una nuova dimensione agonistica, sono tornato a nuotare e quindi a gareggiare, allenamenti e gare con continuità fino allo stop forzato dello scorso anno.Domenica abbiamo ripreso e…

  • Non avevo gli occhialini giusti.
  • Mi ha sorpreso l’emozione della gara che non ero più abituato a vivere.
  • Alcuni gesti tecnici tipici della gara mancavano, (tuffi, virate veloci…)
  • Tutto il processo di preparazione pre-gara, quella solita e confortante ritualità, è venuta meno perchè era forzatamente differente.
  • L’ambientazione insolita, tanto silenzio e poche persone in piscina, pochi compagni a tifare e a condividere la giornata…

Il risultato, quindi, non è stato dei migliori, nel senso che non mi ha soddisfatto e questo è avvenuto nonostante una buona preparazione. Negli ultimi mesi, infatti, mi sono allenato con continuità e cura.

Ci ho messo qualche ora a prendere consapevolezza di tute le cose che ho scritto sopra e mi è servito per appoggiare le medesime riflessioni sulla realtà di tutti i giorni, sui progetti che guido e conduco.

Il cambiamento, profondo, è continuamente in atto, tutto ciò che ricomincerà sarà un nuovo inizio e ci richiederà grande energia ed attenzione, anche nelle cose che svolgiamo da sempre e che pensiamo si possano ripetere nella medesima maniera.

Penso quindi al mio mondo, quello dell’educazione, dello sport, delle attività tra persone, cosa serve ora? Quali sono i nuovi bisogni a cui trovare risposte di servizio? Quali le cose su cui rimettere attenzione? Siamo pronti a progettare da capo l’intervento e le attività che pensavamo sarebbero durate in eterno? Quali le risposte Innovative da trovare al cambiare dello scenario e dei bisogni?

Molte risposte le avremo nella nuova pratica, nella dimensione di applicazione dei nostri progetti e delle nostre idee meravigliose: raccoglieremo reali feedback.

Altro arriverà dall’osservazione e dall’analisi, dall’ascolto delle persone .

Penso sarà necessario crearsi situazioni in cui fare dei test su piccola scala dei nostri progetti e delle nostre attività, per capire… sia il nostro stato di forma, come nel caso sportivo, che i nuovi bisogni del contesto. Un micro avanzamento ci consentirà una rapida riprogettazione sia per correggere gli errori che per potenziare i successi.

Consideriamo anche la pratica emotiva: le emozioni necessitano di allenamento, di pratica… trovarsi realmente in un contesto (come ad esempio la gara) è diverso dal pensare di esserci, anche se ci ricordiamo come si fa perché lo abbiamo fatto per tutta la vita.

È passato realmente tempo ed il mondo è cambiato.
I particolari del disagio vissuto in gara e le riflessioni di riprogettazione per le idee da realizzare li trovare nel podcast di oggi:

Creare valore

Creare Valore,
se ne sente parlare spesso, ma cosa vuol dire? Quali sono i significati che vengono associati alla creazione del valore?Abbiamo una nostra personale e soggettiva definizione per esprimere cosa per noi significa Creare Valore?

Per aiutarmi ad entrare su questo concetto, ho letto articoli e recuperato alcune definizioni di persone affermate che si esprimono così sulla creazione del valore:

Per Steve Blank,
guru della Silicon Valley, il creare valore si misura nel compimento di una missione.
“Una missione può dirsi compiuta solo quando crea valore per il fruitore finale”.

Richard Branson,
invita ad avviare un business solo quando questo potrebbe migliorare la vita delle persone.
Ha fondato la linea aerea Virgin Atlantic perché si è reso conto che il customer service di British Airways non soddisfava i clienti.

Seth Godin
“il metodo per creare valore è fare un lavoro estremamente difficile”.
La scarsità, per Godin, è uno dei fattori che produce valore.
Non dovremmo farci spaventare da quello che spaventa gli altri, altrimenti finiremo per fare soltanto quello che gli altri già fanno, bloccando il circolo di creazione del valore.

Elon Musk
“Quando qualcosa è davvero importante, la fai anche se hai poche probabilità di riuscirci”

Steve Jobs
“Tutto quello che faccio dipende da altri membri della nostra specie che ci reggono sulle loro spalle. Molti di noi vogliono contribuire con qualcosa di nuovo da aggiungere a questo flusso”.

Portare Valore attraverso il nostro Contributo a questo “flusso” con la nostra personale offerta per la creazione di un bene condiviso.

In questo modo si spiega il concetto di Innovazione, ovvero di ricerca di nuove soluzioni partendo da modelli passati.Questo vale in ogni ambito anche per L’Innovazione Sociale.

Per me creare valore significa: fare in modo di essere utili, di contribuire anche in minima parte ad un cambiamento positivo per le persone.
Quindi ricerco continuamente competenze per poterlo fare e strade per poter impattare in modo esponenziale su molte persone.

Nel PODCAST di oggi qualche riflessione su come la creazione di valore sia parte della cultura di impresa e come possa essere messo a disposizione dei progetti di Innovazione Sociale.