Tempi tecnici di latenza

Nel percorso di attuazione di idee e progetti, ho notato di come spesso sia necessario il passare del tempo per far maturare i processi, ancor più nel caso in cui gli argomenti e le motivazioni che muovono le persone ad investire tempo e denaro non siano di così immediata percezione.

Questo è proprio il caso dei progetti di Innovazione Sociale che si poggiano su perché meno visibili agli occhi, più difficili da percepire con immediatezza da parte di chi, ad esempio, è abituato a misurare ritorni delle attività solo da un punto di vista numerico e materiale.

Molto spesso però è necessario che altri arrivino a comprendere per poter poi rendere sinergica l’eventuale azione comune. Questo avviene quando cerchiamo affiliati, quando voglio portare vicino ai nostri pensieri altre persone.

C’è un tempo di latenza, più o meno ampio, che trascorre prima che si generi una completa affiliazione, come ci comportiamo durante quel periodo? Nel trascorre di quel tempo cosa succede? Cosa accade in noi e nella relazione nel lasso di tempo che intercorre tra i primi dialoghi e il concreto iniziare di un rapporto di scambio reciproco?

Pensate ad una collaborazione con una realtà partner per un vostro progetto oppure al coinvolgimento di un nuovo collaboratore.

Cito tre parole che, interconnesse, possono aiutare a comprendere questo particolare processo relazione: pazienza – perseveranza – resilienza.

Vi racconto tutto nella puntata di oggi del podcast di Palla al Balzo

Senior & junior

Nel condurre questa fase di analisi del mondo delle imprese che realizzano innovazione sociale, ho raccolto impressioni e pareri di altri condottieri coraggiosi e, in modo ricorrente, ho notato che si presenta con frequenza una situazione particolare nella relazione tra risorse junior e leader senior.

Il leader, che spesso è il legale rappresentate, l’imprenditore, il condottiero coraggioso, ritiene di estremo valore l’opportunità di pratica e di esperienza che propone al giovane in apprendimento. 

Dall’altra parte, il giovane, con poca esperienza macinata, di fresca laurea, si aspetta di raggiungere in breve tempo traguardi e compensi che gli consentano autonomia economica sufficiente a rendersi indipendente. 

In realtà le due visioni fanno fatica ad incontrarsi e diventa molto rischioso avviare una relazione professionale se non si allineano aspettative, realtà e possibilità. 

In questo caso, come previsto dal percorso EDUCARSI PER FARE L’IMPRESA che da settembre erogheremo tramite l’Orma, serve educazione ad entrambe le figure citate sopra, un aiuto ad avvicinare le visioni, ad accettare alcune inevitabili momentanee rinuncie a favore di una relazione più sana e sostenibile. 

Tale lavoro sfocia in una educazione relazionale, all’attenzione e all’ascolto che si fonda su basi individuali di consapevolezza.

Tutti i dettagli e le prime indicazioni in merito nella puntata di oggi del PODCAST. Palla al balzo.

 

Un centro estivo può cambiare il mondo?

Nell’articolo di oggi riprendo uno spunto di riflessione che ho lanciato questa settimana anche sul mio canale telegram

La domanda del titolo è ovviamente provocatoria e totalmente inerente all’argomento Management, Consapevolezza… Sostenibilità, su cui abbiamo riflettuto insieme negli ultimi mesi.

All’interno di un progetto di innovazione sociale, qualunque esso sia, è fondamentale lasciarsi condurre dalla consapevolezza che si agisce sulle persone, sul loro modo di essere, di pensare, di comportarsi.
Associare a questa azione la personale responsabilità del massimo impegno possibile è di fondamentale importanza per conferire al progetto l’energia necessaria a stupire ed entusiasmare le persona che ne vengono coinvolte.

Per fare questo è molto utile accorgersi che, seppure la nostra azione sia un puntino microscopico nel mondo, può portare il suo contributo ad innescare cambiamenti positivi, a lasciare un segno indelebile nella vita delle persone.

Nel condurre le mie attività sia con adulti  che con bambini, penso spesso questo concetto, al fatto che ho la responsabilità di rendere indimenticabile l’esperienza che sto condividendo con le loro. 
Sia per me che per loro sarà un’esperienza unica e significativa e dipende da me il fatto che sia memorabile e di stimolo a continuare a mettersi in gioco, a vivere altre nuove avventure stimolanti.

Questo concetto l’ho fatto mio proprio durante i centri estivi, quando passavo molto tempo con i ragazzi. Rendere meravigliosa, speciale e unica la loro esperienza significava lasciare entusiasmo e predisposizione a fare altre esperienze simili credendo in sé stessi… Quindi un centro estivo può cambiare il mondo.

Pensiatelo! Qualunque sia il vostro ruolo in un progetto. Questo approccio può rivelarsi molto utile.

Nella puntata di oggi approfondisco questo concetto spaziando dai bambini agli adulti con un’ulteriore lettura ed interpretazione…

Perché siamo riusciti a Partire

Cari Condottieri coraggiosi, la settimana appena trascorsa è stata molto particolare, sono saltati alcuni schemi organizzativi delle mie giornate e la maggior parte delle azioni ed attività che ho svolto sono state di carattere urgente, emergente e non programmato.Come ho scritto in alcuni dei miei post, le ultime giornate lavorative le ho vissute immerso nelle relazioni territoriali per l’attivazione dei servizi di conciliazione estiva dell’Orma.
Camp Estivi Territoriali e Colonie. Un susseguirsi di decisioni, di accettazione di novità e di riprogrammazione di azioni. Sono emerse molte nuove richieste, alcune inaspettate, per cui è stato necessario decidere in tempi brevi; abbiamo dovuto riadeguare alcune routine a cui eravamo ancorati, rivedere ruoli e mansioni.
Nelle ultime ore, dopo la prima ondata di attivazioni del servizio, pensavo a cosa ci ha consentito di riuscire ad erogare un’attività così delicata e piena di variabili organizzative oltre che di responsabilità.Ho individuato tre principali punti:

  1. Avevamo un “perchè” forte, la nostra mission è fare educazione e rispondere al bisogno di bambini e famiglie con servizi all’altezza dell’aspettativa di vivere esperienze educative e formative uniche; mai come quest’anno l’esperienza del centro estivo sarà unica. Tale “perchè”, nel mio caso personale, si estende anche al desiderio di fare rete con gli enti e le istituzioni nei percorsi di Innovazione Sociale.
  1. Nel momento della massima incertezza, all’inizio del periodo di quarantena, abbiamo deciso come tenerci pronti e abbiamo preparato un piano di azione e di risposta pratico che potesse essere pronto in poco tempo e che consentisse flessibilità.

  2. Abbiamo scelto di agire consapevolmente, mettendoci in gioco e dando il meglio, con responsabilità e disponibili ad accettare la nostra imperfezione. Nel condurre molte delle scelte di azione, ho notato che la consapevolezza della possibilità di poter rispondere ed agire, era data dal percorso continuo di preparazione e di formazione che, come una goccia che scava nella roccia, governa la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.

In tutto questo processo, che peraltro è solo all’inizio, ho ritrovato molte delle cose scritte in questi mesi relativamente alla consapevolezza manageriale per la sostenibilità.Nella puntata del podcast approfondisco e vi racconto nel dettaglio alcune riflessioni manageriali degli ultimi giorni.

Energie consapevoli

Nel condurre ci si trova spesso a dover protrarre degli impegni anche quando vorremmo tanto fermarci, tirare il fiato, recuperare energie. Eppure non possiamo esimerci dal restare, dal dare il buon esempio, dal terminare un impegno perchè siamo noi i condottieri.

Sebbene spesso ci si possa sentire molto simili ad un super eroe è necessario fare i conti con l’energia, con la disponibilità di benzina nel preciso istante dello sforzo.

Questo è un tema in cui la consapevolezza gioca un ruolo fondamentale, anzi, determinante.

Come possiamo renderci sempre più consapevoli delle energie necessarie per affrontare tutti i nostri sforzi? Come possiamo migliorare la capacità di valutazione a priori di quanta energia ci vorrà per terminare al meglio tutti gli impegni? Come possiamo migliorare la distribuzione delle nostre energie nel breve, medio e lungo periodo.

Di certo non riuscirò in poche righe a trasferire la grandezza di questo argomento, ma ecco qualche primo consiglio per procedere. Si tratta, anche in questo caso, di un percorso di consapevolezza, di un cambiamento strutturale da apportare ai comportamenti di conduzione.

La prima abitudine su cui agire è la misurazione degli sforzi.
Consiglio di farlo sotto due aspetti, quello più materiale, ad esempio la durata e, poi, quello più mentale, quanto vi piace o no.
Se usate una scala da uno a 10 riuscite sicuramente a trovare un’ampia gradazione per determinare le differenze tra uno sforza ed un altro.
Potete poi moltiplicare i due numeri per trovare un coefficiente di fatica, in questo modo più azioni e sforzi catalogherete maggiore sarà la vostra consapevolezza nella programmazione dettagliata delle giornate che, sebbene siano fatte sempre delle solite ore, possono generare fatiche differenti e necessitare energie consapevoli diverse.

Un approfondimento al tema nel podcast di oggi di palla al Balzo alino qui sotto.

Osservazione Consapevole

Per me, una delle cose più faticose, è avvertire la sensazione di doversi fermare, la associo ad un evento simile a quando da bambino giocavo in cortile e, sul più bello, mia mamma mi chiamava dalla finestra. Cercavo di negoziare qualche minuto ma poi, inesorabile arrivava il secondo e il terzo richiamo. A quel punto cedevo e finalmente mi fermavo.

Mentre mi occupo delle mie attività mi capita di vivere periodi di grande entusiasmo, con il vento in poppa, guidato dalla passione. Scrivo contenuti, parlo del progetto, immagino e abbozzo attività. Poi ad un tratto inizio a sentire qualche cosa di strano, si modificano le percezioni positive e si insinua in me il richiamo alla pausa, ma non mi fermo, è troppo bello provare quel trasporto, quella gioia.

Prima o poi devo fermarmi e ascoltare anche l’altra campana. Si tratta di sensazioni ed emozioni che arrivano prevalentemente quando riesco a sovrapporre il mio flusso di pensieri, il mio progetto e le mie idee alla realtà.

L’innesco dell’intuizione a fermarsi può venire da sensazioni, da letture, oppure da una frase di qualcuno.

Non tutto il male vien per nuocere anzi, con il tempo ho imparato a mettere a regime e dare struttura a questo processo facendolo diventare quello che oggi definisco un “esercizio di consapevolezza”.

Il treno di pensieri che seguono il flusso di ispirazione è fondamentale, ma lo è anche il contatto con la realtà. Quindi, per evitare di trovarsi ad aver investito tempo ed energie su binari che portano verso il nulla, l’esercizio è quello, periodicamente, di fissare dei momenti di “osservazione consapevole”.

Soli o in compagnia, istituite un momento in cui mettete simbolicamente al centro di un tavolo il vostro progetto, la vostra idea, la vostra azienda, e la osservate.

Io lo faccio con un foglio in mano, lo divido in 4 parti e cerco di dare un nome ad ognuna per dividere per argomento, da subito, le nuove indicazioni.

Se svolgete il lavoro da soli otterrete informazioni legate ad aspetti più di struttura, come lo stato di avanzamento dei lavori, scadenze, priorità. Riuscirete a verificare bene se ci sono aree da potenziare che, addirittura necessitano di un vostro miglioramento personale di competenze. Difficilmente riuscirete a mettere in discussione l’idea e il progetto nella sua identità, è molto probabile che ci siate talmente affezionati da non riuscire ad essere oggettivi nella sua analisi.

Condividere con altri l’esercizio e annotarsi le loro osservazioni, domande, appunti, vi avvantaggia anche sugli aspetti più essenziali del progetto. Ottenere questo è la vera utilità di un lavoro del genere, quindi, nel descrivere alle persone che coinvolgerete la vostra idea, siate il più oggettivi possibile, se avete del materiale descrittivo da fornirgli fate in modo che sia estremamente neutrale e privo di giudizi ed interpretazioni. In questo modo potrebbe ottenere feedback autentici. Potete condurre l’incontro in modo informale, lasciando spazio alle persone di raccontare il loro pensiero, potete guidare il brain_storming, oppure utilizzare delle domande.

Eccone alcune da utilizzare poter rendere operativo il lavoro sia da soli che in gruppo:

  • Osservarlo: cosa vedete?
  • Numerarlo: tempi, fasi, costi, ricavi…
  • Descriverlo: le parole che usereste per parlarne
  • Farsi alcune domande:
    • A chi si rivolge?
    • Che sogno realizza?
    • Che problema risolve?
    • Esiste già?

Già in questo modo potrete ottenere indicazioni per fermarvi in modo costruttivo e rispiegare le vele dell’entusiasmo verso una direzione maggiormente orientata al risultato.

Buona osservazione consapevole.

Raccontalo a qualcuno

Sempre in tema di consapevolezza manageriale, c’è un modo molto efficace per svilupparla che è quella del racconto, dell’esposizione ad altri della propria idea imprenditoriale, del proprio progetto di cambiamento che vogliamo mettere in atto.

Una prima fase molto attivante è il solo pensare di raccontarlo, questo innesca tutta una serie di immagini mentali che già di per se rendono operativa l’azione. Ci immaginiamo, ad esempio di prepararci una scaletta, di allegare delle immagini, di identificare parole chiave.

Solo l’atto di raccogliere le idee per presentare genere ordine e utilità.

Il mio consiglio è di andare oltre, ovvero, di fissare un incontro, se preferite il primo rendetelo informale, fatelo magari con una persona con cui avete un rapporto amichevole e create un contesto semplice senza troppa strutturazione.

Questo vi consentirà di approcciarvi emotivamente in modo più armonico così da lasciare molto spazio allo sviluppo di consapevolezza in due momenti: il percorso di preparazione, il momento dell’esposizione.

Per assaporare il tragitto fino al termine dell’esposizione il mio consiglio è di prestare attenzione a tutti i feedback che si paleseranno ai vostri sensi relativamente a ciò che riguarda voi stessi; una sorta di viaggio di monitoraggio e controllo su come vi siete preparati e come avete presentato l’idea.

Sia nel preparare che nell’esporre vi accorgerete di cose a cui non avevate pensato, o che avevate rinviato o che vi piacerebbe fare diversamente. Se riuscite prendete nota e dategli un senso anche per il futuro, magari alcune cose riguardano proprio il modo in cui vi siete preparati che, nelle prossime occasioni, potrete cambiare indipendentemente dal progetto.

Poi c’è tutta l’area dei feedback che riguardano i messaggi che arrivano dall’interlocutore, oltre a quello che dirà, occorre prestare attenzione a come reagisce alla nostra esposizione e confrontare tutti i suoi atteggiamenti con l’idea che ci eravamo fatti.
Magari non sviene dall’emozione per aver assistito all’esposizione della più rivoluzionaria delle idee di innovazione sociale, anzi, magari rimane fermo, attonito perché non capisce.

La consapevolezza sta, come nell’esercizio sportivo proposto settimana scorsa, nel saper confrontare ciò che accade realmente con la proiezione iniziale di come ci eravamo immaginati si sarebbe svolto; mi riferisco all’intero percorso di presentazione, dalla preparazione all’esposizione.

Ascolta l’approfondimento nel podcast qui sotto.

Ti ricordo che puoi seguirmi, per aggiornamenti e spunti quotidiani, sul mio canale telegram

Consapevolezza, un esercizio per assaporarla

Cari Condottieri Coraggiosi,

Come annunciato, questa settimana ho trattato e raccontato nei diversi appuntamenti e contesti alcune prime riflessioni sul concetto di consapevolezza, un tema immenso e di forte connessione con l’attività di cui mi occupo, L’imprenditoria per l’innovazione sociale.

Questi giorni nello scrivere e nel parlare ho intrecciato una miriade di temi e punti di osservazione sulla parola consapevolezza, il concetto di dissociazione, gli esercizi per allenarsi alla consapevolezza, il tema della consapevolezza di sé.

Chiudo questa prima settimana sul tema suggerendo un esercizio che aiuti a fissare il significato di consapevolezza come coscienza, congnizione piena di qualche cosa; l’esercizio si rivolge verso sé stessi. Esercitarsi su elementi di nostro controllo è il modo migliore per realizzare un’azione pratica che, dipendendo solo da noi, può essere portata a termine.

Determinate una prova “sportiva” da svolgere, che sia di facile realizzazione, fissate chiaramente i relativi criteri di misurazione.

Ecco alcuni esempi

  • quanti piegamenti sulle braccia fate in 30 secondi,
  • quanti addominali in un minuto,
  • quanto tempo ci mettete a percorrere un tragitto in bicicletta

Suggerisco lo sport perchè ha dei criteri di misurazione oggettivi, è “ludico” quindi consente di non prenderci troppo sul serio migliorando la possibilità di metterci in gioco, è di pronta realizzazione.

Scelto l’esercizio, la prova di consapevolezza consiste in questo:

  1. Dichiarate prima di svolgere quale risultate farete. Scrivetelo!
  2. Svolgete l’esercizio facendo attenzione bene ai parametri di esecuzione in modo da poterlo ripetere identico successivamente. (distanze, strumenti di misurazione, oggetti…)
  3. Scrivete il risultato

Fatelo, anche se vi sembra una cosa superflua, anche se pensate che solo immaginandola possiate trarre il beneficio del suo significato. Svolgete il compito!
Quando avete terminato, confrontate il risultato con la vostra dichiarazione iniziale.

Bene! Vi siete resi consapevoli!

Non aggiungo altro se non l’invito a rifarlo, identico, in diversi momenti della vostra vita per poter ragionare ed entrare in contatto con la sensazione di lavorare sulla consapevolezza.
Vi riporto un tratto di un testo trovato su un enciclopedia a proposito di Consapevolezza.

“…la consapevolezza fornisce i materiali da cui si sviluppano idee soggettive sulla propria esperienza, si dice che si è consapevoli del proprio stato di consapevolezza. Questa organizzazione della consapevolezza della propria esperienza interiore ha un ruolo centrale nell’autoregolazione”.

Mi auguro anche questa chiave di lettura aiuti la strutturazione della vostra managerialità sostenibile.

Ciao

Ruoli e comportamenti

Cari Condottieri Coraggiosi,

Proseguendo sul filone della forza di volontà introduco un tema a me molto caro ovvero la riflessione sul Ruolo/identità.

Ne parlo spesso e faccio in modo di generare riflessioni al riguardo perché mi auguro sempre possa sbloccare anche altri così come è successo, e capita ancora, a me nel cercare le strade più efficaci per agire.

Nell’ultimo articolo sulla forza di volontà, invitavo a cercare punti di attacco differenti per favorire una miglior azione da parte nostra. Un buon modo può essere quello di ragionare sul concetto di Ruolo/Identità.

Per identità/ruolo si intendono i “panni” che vestiamo nella nostra vita. Alcuni esempi, identità-figlio; identità-padre; identità-manager; identità-dipendente; identità-fratello/sorella…

Per ogni identità esistono dei comportamenti specifici che si innescano dal momento in cui viviamo il ruolo. Senza la reale adesione all’identità faremo fatica a sviluppare comportamenti propri e specifici di quel ruolo.

Io, ad esempio, sono figlio unico, sicuramente mi mancano tutta una serie di comportamenti tipici che sviluppano le persone che hanno fratelli.

Per migliorare la nostra capacità di agire, per trovare una modalità di azione, nuova, diversa e più efficace, possiamo pensare a come poter avere un ruolo diverso all’interno del nostro progetto, delle nostre attività.

Se foste l’allenatore della vostra squadra sportiva, che ruolo vi dareste per rendere al meglio?

Pensate a quanto può cambiare su un bambino l’indossare la fascia di capitano. Spesso da piccoli capitava che a turno l’allenatore la conferisse ad ognuno della squadra. Tutto si innesta sul carattere di ogni individuo e rende questo principio soggettivo, ma c’è certamente un ruolo che vi potete dare che può riuscire a generare una nuova proattività.

Ecco la puntata del PODCAST Palla al Balzo, in cui trovate altri approfondimenti sul tema.

Forza di volontà… ?

Cari condottieri coraggiosi,
a voi posso fare questa confessione, mi sono sempre chiesto cosa possa davvero significare questo concetto. Faccio fatica a pensare che possa concretamente esistere la “forza di volontà”; mi assumo tutte le responsabilità di questa affermazione e, nel esporre il mio personale punto di vista, cerco di dare qualche stimolo all’azione nella speranza che possa essere molto utile alla riprogettazione di noi, delle nostre idee e delle attività che conduciamo.

Avere forza di volontà mi evoca concetti di resistenza, scomoda, antipatica. Quindi la trovo associabile ad azioni, attività che gradiamo poco e che, molto probabilmente, non ci appartengono.

Oggi vi presento un primo lato del mio personale modo di osservare la questione.
Trovo quindi più utile parlare di motivazione, perchè ragionando sulla ricerca della giusta motivazione potrei trovare molte più soluzioni che si riflettono positivamente sulla mia capacità di agire “contro voglia” o di resistere alle intemperie.

Quali sono i motivi per portare avanti questa azione, nonostante tutto?
Dalla mia esperienza sono molto portato a credere che se i motivi che mi spingono ad agire sono deboli e superficiali, difficilmente il solo appellarmi alla mia profonda energia resiliente e resistente potrà supportarmi nel portare a termine il compito.

Per portare a termine la realizzazione di un progetto, quali sono i motivi che mi porteranno a superare ogni sfida e a tirare fuori tutte le mie energie per: rialzarmi se cado, sopportare il freddo, sviluppare pazienza, studiare gli argomenti, investire tempo, etc?

Sono portato a credere che Ulisse sia riuscito a tornare ad Itaca mosso dalla sua grande voglia di rivedere i suoi cari, la sua terra, piuttosto che dalla forza di volontà.

Il mio invito è di ragionare sui motivi solidi, profondi, che possono fare da leva di azione e individuare quelli come una delle guide, del sostegno alla realizzazione di noi e dei nostri percorsi.

Ogni tanto possiamo fermarci e farci delle domande per comprendere quali siano i veri “perché” che ci animano nel percorre una strada.

Nel concreto,

  • Un esercizio che potete fare è fare una bel elenco di almeno 10 motivi che vi muovono.
  • Potete prendervi un impegno ricorrente con una persona per voi importante con cui condividere la meta e tutti i singoli avanzamenti.
  • Potete appendere un cartello sopra al Water con scritto uno dei 10 motivi dell’elenco precedente.
  • Potete fare sport, anche poco, tutti i giorni.

To Be continued… 🙂