Riflessioni di mentalità per intraprendere il percorso verso l’innovazione sportiva
Indice
- Introduzione: il mio impatto sociale
- Consapevolezza trasformativa
- Da dove parto
- Il tema dell’action
- La rotta, la direzione
- Conclusioni
Introduzione
Ho volutamente inserito questo articolo all’interno della categoria “mindest” mentalità.
Per rendere effettiva una scelta che si porta dietro azioni, comportamenti, conseguenze, è rilevante sapere e accogliere che siamo all’interno ad un processo che richiede una forte mentalizzazione che, tanto più è attenta e viva, consapevole, tanto maggiore sarà il vantaggio che avremo dall’esperienza stessa che vivremo.
Di recente ho incontrato alcune persone che mi hanno espresso il loro desiderio di occuparsi di sport sociale o di voler sviluppare un loro progetto per portare valore alla comunità.
Difficile dare un consiglio valido per tutti ma queste domande mi hanno fatto riflettere sul desiderio emerso di volerlo fare.
Da qualche tempo ho scelto di raccontare la mia dimensione di Innovatore Sportivo con l’intento di offrire un contributo e degli spunti utili a generare valore sociale attraverso lo sport: Nascita di progetti di sport sociale, replicazione di azioni e best practice già esistenti, attivazione di nuovi Innovatori Sportivi.
Difficile stabilire dei passaggi precisi per diventare innovatore sportivo, posso raccogliere ed indicare alcuni elementi che la mia esperienza mi porta a considerare rilevanti, ma certamente coloro che ci arriveranno faranno il loro personale percorso.
Per il mio approccio a questo viaggio ritengo rilevanti due aspetti, la “consapevolezza trasformativa” e il tema dell’ “Action”.
Interpretabili e da vivere soggettivamente ma entrambi inevitabili per approdare nello scorrere dell’innovazione sportiva.
Consapevolezza trasformativa
Trovo comodo spiegare questo concetto con l’esempio del percorso universitario.
Le macro azioni che possiamo identificare sono: iscriversi, frequentare, studiare, dare esami… scrivere la tesi di laurea, laurearsi.
L’intero processo certifica competenze che sottendo a possibilità di molteplici di percorsi professionali. Un laureato in lingue dovrà diventare interprete o insegnante oppure assistente di volo. Questo per dire che la trasformazione in un ruolo professionale richiede un processo che si può basare su conoscenze e competenze ma passerà sempre da un processo di consapevolezza più o meno viva che ci porta ad abbraccciare quella dimensione identitaria.
Dalla mia esperienza posso dire che quanto più la consapevolezza è viva, autentica, tanto maggiore sarà la forza con cui riuscirò vivere la mia identità.
Negli anni ho compreso di come questo processo trasformativo oltre a riguardare una dimensione di mentalità abbia una durata rilevante, direi quasi infinita con rallentamenti, accelerazioni e cambi di rotta.
Ci sono tecniche e metodi per rendere molto efficace un processo trasformativo, anche nel caso in cui io stia valutando di trasformare la mia passione per lo sport sociale in altro, in nuovi stadi identitari, magari di dirigente sportivo o di manager sportivo.
Ogni viaggio inizia sempre con il primo passo e quello che in questo caso mi sento di suggerire è di partire da una acquisizione consapevole del mio passato in funzione della strada trasformativa che voglio intraprendere.
Gli esercizi per farlo teli spiego nei miei corsi di innovazione sportiva…
Da dove parto
Primi passi di consapevolezza, capire dalla storia cosa mi motiva, mi spinge, mi porta sul percorso del cambiamento e della trasformazione verso l’innovatore sportivo.
In questo caso posso indagare le esperienze pratiche che mi hanno legato alla dimensione sportiva come il vissuto da atleta o praticante piuttosto che altri accadimenti rilevanti come la vita sportiva di un figlio e di un amico. Può essere d’aiuto sviluppare la giusta consapevolezza sulle proprie competenze specifiche di dirigente sportivo oppure sulla possibilità di mettere a disposizione di questo percorso le doti di noi che abbiamo sviluppato in altre carriere. Mi riferisco non solo ad esperienza professionali ma magari anche di volontariato o hobbistiche.
Tutto ciò che siamo stati può essere rilevante nel determinare i colori del processo che sosterrà la trasformazione in Innovatore Sportivo.
Una volta che ci siamo allenati sulla dimensione più pratica e concreta delle nostro essere ed essere stati, andiamo un po’ più sul metafisico. Andiamo ad occuparci delle nostra caratteristiche più intime, dei colori della nostra personalità. L’area rilevante da indagare che richiederà sicuramente tempo, sarà tutto ciò che colora di emozioni e sentimenti la nostra esperienza e vicinanza sociale. Qui il lavoro è più intimo e delicato perchè ha sicuramente meno a che fare con la dimensione sportiva e più con quella personale. Si tratta di indagare la nostra spiritualità, i nostri valori.
Da qui saprò tirare fuori gli orientamenti più vicini a me che indicheranno in modo marcato la direzione del percorso. Saranno gli elementi capaci di dare più profondità temporale alla mia azione trasformativa. Ci tornerò più e più volte per conoscere con sempre maggior dettaglio alcune risposte, qui troverò facilmente le risposte più idonee a cementare le mie motivazioni a proseguire il cammino verso l’Innovazione Sportiva.
Il tema dell’action
Negli anni posso dire che questa si sta dimostrando la parte più critica, il mettersi in azione, l’agire concretamente il pensiero attuativo. Fare, mettere un piede dietro l’altro. Sebbene semplice mi accorgo che questa è tra le più grosse difficoltà che hanno le persone desiderose di intraprendere il percorso di trasformazione verso l’innovatore sportivo .
Ho raccolto alcuni feedback e informazioni sui principali motivi che frenano l’azione. Tra queste
- la paura del fallimento
- la necessità di certezze di risultato
- la difficoltà di agire senza garanzie di copertura economiche
- la mancanza di punti di riferimento a cui appoggiarsi
- l’assenza di un vero e proprio punto di approdo (evito di usare la parola obiettivo…)
Come fare? difficilissimo da spiegare a parole, è come insegnare a nuotare senza una piscina in cui fare pratica. Questo il motivo per cui rimando ai miei corsi in presenza il trasferimento delle nozioni più rilevanti da questo punto di vista.
Lascio solo alcuni input per intraprendere azioni funzionali a modificare l’approccio alle resistenze appena elencate. Una cosa rilevante che potete fare è sviluppare know how, leggere, informarvi e intraprendere con costanza una cultura di settore. Sviluppare relazioni di scambio che possano portavi anche solo a parlare delle vostre “intenzioni trasformative” verso il mondo dell’innovazione sportiva. Raccogliere informazioni e spunti sul funzionamento del welfare locale di comunità, sulle azioni in essere per comprendere anche solo bisogni e azioni su cui si sta agendo. Anche questi tre consigli si portano dietro il tema dell’action, quindi potreste trovarvi comunque incagliati nell’immobilismo. Di fatto serve sempre mettersi in azione.
La rotta, la direzione
Tra le immagini più evocative che mi hanno trasmesso nei corsi di sviluppo personale a cui ho partecipato negli ultimi anni, c’è quella della rotta dell’aereo. Al decollo il pilota ha chiaro il punto di atterraggio, imposta la rotta e nel corso del tragitto il suo compito è correggere continuamente l’aereo per riportarlo sulla direttrice che lo collega all’arrivo. Poi, ad un tratto, quando si trova sopra l’obiettivo, accelera dritto e deciso per arrivare a destinazione.
Avere un punto di approdo definito ci aiuta a stabilire la direzione di percorso, l’attenzione e la consapevolezza ci consentiranno di correggere quotidianamente i nostri spostamenti per aderire al meglio alla direzione stessa.
Da considerare quindi, nell’agire il processo trasformativo, l’azione per determinare al meglio dove si vuole arrivare, anche solo le tappe intermedie, definirle e, utilizzando il lavoro di scoperta e di consapevolezza su sè stessi citato sopra, vivere il viaggio aderendo al meglio alla rotta determinata.
Conclusioni
Agire qualsiasi processo trasformativo consapevole è complesso. Potrebbe risultare un pochino più semplice se ci troviamo in percorsi noti e conosciuti, tipo quelli che, da studente ad esempio di giurisprudenza, mi porta ad abbracciare l’idea di trasformarmi in avvocato. E’ talmente consolidata l’identità sociale di quel ruolo che, sebbene la mia ridotta consapevolezza trasformativa, mi troverò inevitabilmente in un flusso di contenitori comportamentali che mi porteranno alla trasformazione senza accorgermene. Già solo dopo l’esame di stato potrò utilizzare il titolo che di per sè mi aiuterà a legare comportamenti propri dell’identità avvocato. Senza considerare il tempo intercorso tra il primo momento della scelta e l’istante dell’acquisizione dell’etichetta: dai 19 ai quasi 30 anni. Un tempo lungo che agisce come una goccia nel proiettare inconsapevolmente la mia futura identità che ha una categoria professionale, tanti esempi che quotidianamente nutrono il mio modello di “avvocato” e mi portano a pensare a come potrò comportarmi io quando lo sarò.
Sono molte altre le identità che acquisiamo quasi inconsapevolmente, in molti casi ci troviamo davanti a ruoli che poi funzionano sulle persone o quanto meno così sembra. Più difficile quando dobbiamo dirigere il nostro cambiamento verso un’identità frutto della proiezioni di nostre consapevolezze, nostri desideri, nostre visioni come nel caso dell’innovatore sportivo. Mi auguro che potranno esserci tante tipologie di Innovatori Sportivi, ognuno con le sue peculiarità e contributi da portare attraverso lo sport. Sono certo che per ognuno di loro il percorso trasformativo sarà un viaggio affascinante e ricco di emozioni.