Insegnare nelle scuole lo sport sociale

La scuola come ambiente in cui presentare lo sport come strumento di innovazione sociale

Premessa: le scuole come ambiente per l’impatto sociale

Come ho già avuto modo di dire in altri contesti il tema dell’impatto è molto ampio e ricco, per essere sviluppato in modo analitico e specialistico richiede molta competenza ed attenzione.

Se hai letto i miei contenuti o seguito i miei ultimi webinar e interventi dal vivo, mi avrai già sentito dire di come trovo utile ragionare “dal campo” dal lato dell’applicazione pratica dei progetti. Sono meno portato a creare ragionamenti idealisti sui massimi sistemi di ciò a cui si dovrebbe tendere o realizzare. Questo vale anche per l’impatto sociale delle azioni e dei progetti.

Nel caso specifico, il tema oggetto di questo articolo, mi è stato suggerito dal costante contatto con i Giovani per cui ritengo calzante il collegamento con quel significato di impatto sociale che mira a generare nuovi comportamenti per rendere stabile e sostenibile un cambiamento NEL FUTURO. Chi meglio dei giovani può accogliere stimoli e informazioni per apportare sviluppo, crescita e cambiamento? Negli ultimi mesi ho incontrato molti di loro, prevalentemente studenti delle scuole superiori, terza, quarta e quinta, studenti universitari.

La riflessione che mi porto a casa e che metterò a regime per il prossimo futuro, riguarda il tema della cultura e dell’insegnamento delle tematiche riguardanti il terzo settore e, più nello specifico, dello Sport e della sua possibile valenza sociale.
Possiamo immaginare un racconto esperienziale che si interconnetta con il percorso di maturazione scolastica dei bambini, dei giovani e dei futuri lavoratori. Un accompagnamento pratico effettivo che li affianchi dalle elementari all’università per lavorare sulla cultura di una società in cui lo sport sociale sia riconosciuto come effettivo ambito della società.

REMIND: L’impatto è nel futuro , i giovani il futuro presente

MINDSET: Il primo perché

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Questa massima esprime a pieno la grande verità sull’attuazione degli intenti, ci racconta anche di come sia rilevante, per ottenere credibilità dire ciò che si fa e, soprattutto, fare ciò che si dice.

Quindi anche per aiutare la percezione di una sistema sociale quale può essere lo sport, è bene dare dimostrazione pratica di esistenza, di presenza riconosciuta ed integrata.

Questo aiuterà i giovani di oggi e gli adulti di domani a portarsi nel futuro una presenza concreta, tangibile e credibile di contesto sociale. Questa è la base per poter facilitare che, nel percorso della vita, loro possano interagire concretamente con questa area della società, immaginarcisi dentro come beneficiari, volontari, professionisti.

REMIND: Se lo nomini esiste, se lo fai lo concretizzi

Sviluppi pratici per le diverse fasi scolastiche

Tramite L’Orma, dal 2000 ho la fortuna di poter stare a contatto con le scuole e le istituzioni educative, questo mi ha consentito di poter elaborare idee e modalità per portare proposte che vogliono essere sempre attuali sia nella risposta al bisogno che nella possibilità di poter arrivare agli studenti. Relativamente allo sport sociale il lavoro di dialogo e proposta è iniziato solo 3 anni fa, stiamo quotidianamente implementando e sperimentando idee e progetti. Da qui la mia personale elaborazione di ciò che si può arrivare a predisporre e proporre per raggiungere gli scopi educativi descritti sopra. Tra i “ganci” migliori offerti dall’evoluzione c’è il contenitore dell’educazione civica, insegnamento trasversale, obbligatorio, per ogni ordine e grado con interventi annuali da prevedere. 33 ore all’anno per 13 anni di percorso di studi previsto per la maggior parte degli studenti che iniziano con le elementari e terminano con le superiori. All’interno di questo i temi dello sport e del terzo settore possono trovare uno spazio istituzionale che già di suo può aiutare a nobilitarne l’esistenza.

Scuole elementari e medie

In questo percorso di 8 anni, molto spesso vissuto dai bambini e dai ragazzi in modo prossimale, ovvero vicino a casa, lo sport può essere compagno di vita. Se la proposta delle società sportiva trova ancora le sue modalità di realizzazione e costruzione di squadre e compagini, c’è una grande fetta di ragazzini che necessità di proposte per il proprio tempo libero. PArlo di coloro che, per varie ragioni necessitano di modalità differenti, di proposte esperienziali-sportive diverse. Negli anni della scuola dell’obbligo, insieme al privato sociale locale si possono organizzare azioni ed attività utili a creare contatto tra il terzo settore e i bambini. Può nascere molto scambio. Per farlo possiamo prevedere che le realtà locali organizzino storytelling e attività pratiche all’interno della scuola inoltre, per il più grandi, la scuola potrebbe prevedere uscite e momenti didattici esterni atti a favorire una modalità di vivere il doposcuola con le attività locali proposte dal tessuto privato. Un lavoro non formale, che mette sullo stesso piano le realtà che raccontano ciò che fanno e i ragazzini che si informano facendo emergere il loro desiderio di sport sociale.

Scuole Superiori

Gli anni delle superiori possono essere utili per passare da uno storytelling esperienziale a momenti pratici di attuazione e contatto con attività ed esperienze di sport sociale. Si possono alternare momenti frontali in aula, nel biennio, di racconto sui temi dello sport sociale, sull’analisi di storie vere, con momenti di confronto e racconto da parte di realtà del terzo settore locale che realizzano azioni di sport sociale. Sfruttare in questo caso le recenti evoluzioni istituzionali con l’inserimento dello sport in costituzione e l’avanzamento sulla disciplina del benessere che prevede la possibilità per i medici di base di prescrivere lo sport come “Cura”. Nel triennio vedo un’entrata in azione con l’avvio di esperienze di volontariato scolastico prevedendo percorsi formativi condivisi con le realtà locali utili agli studenti come orientamento e crescita personale. Un’occasione anche per vivere a contatto con un contesto che ha una dimensione professionale in cui ogni giorno ci sono professionisti che svolgono il loro lavoro. Ai ragazzi di quarta e quinta si può pensare di erogare moduli didattici di approfondimento sullo sport sociale come percorso di studio e di sviluppo professionale, una sorta di orientamento per la scelta dell’università. Dall’esperienza di questi anni con Coach di Quartiere non posso far altro che testimoniare l’utilità di questa tipologia di approccio, i riscontri nel percorso di crescita e maturazione dei ragazzi sono molto positivi. Notiamo un rinvigorimento del sentimento di affetto per la propria comunità. Per alcuni è fonte di ispirazione per il proprio orientamento professionale e per percorsi di studio futuri.

Nelle università

Nelle recenti presentazioni fatte agli studenti universitari ho notato alcune lacune relativamente alla percezione del terso settore e dello sport sociale come ambito e contesto. In attesa che un domani arrivino studenti in cui questi concetti siano già ben strutturati, serve sicuramente dedicare del tempo alla creazione delle categorie di contesto per poi descriverne le possibilità di sviluppo professionale. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad cambiamento rilevante di questo contesto che ne consacra l’esistenza e la rende una realtà impossibile da ignorare. MI riferisco al manifestarsi della riforma del terzo settore, dello sport; del cambiamento delle istituzioni sportive nazionali con la nascita di Sport e Salute e il nuovo dimensionamento del CONI.

Fatto questo, per il futuro vedo anche la possibilità di dedicare tempo ed aree di insegnamento utili per informare e insegnare lo sport sociale come ambito professionale. Percorsi di studio e unità didattiche che informano su come applicare nello sport sociale o che ne Queste alcune delle figure professionali che mi immagino:

  • Imprenditore socio sportivo
  • Il “Manager sportivo di 3° Settore”
  • Il Coordinatore sportivo di terzo settore (al via il primo corso di formazione

Se ci immaginiamo degli studenti arrivare all’inizio dell’università dopo un percorso di studi in cui, in ragione di quanto detto nei capoversi precedenti, hanno maturato un’esperienza di contatto concreto con il terzo settore sportivo locale, sarà più facile lavorare su un percorso di preparazione professionale.
Lo potremo misurare prestando attenzione alla domanda, “cosa vuoi fare da grande”. le risposte, diverse nelle varie fasi di crescita e sviluppo, richiamano a professioni e categorie professionali già note per cui, in noi, esiste già la categoria mentale. Voglio fare l’insegnante, l’avvocato, il medico, il preparatore atletico…
Quando ci saranno studenti che inizieranno a rispondere il “coordinatore sportivo di 3° settore”, il professionista dello sport sociale, il Manager sportivo di terzo settore, etc… saremo a buon punto della costruzione del percorso di cambiamento e di impatto sociale.

REMIND: 28 Anni di esposizione ad informazioni, usiamole anche per lo sport sociale

Le istituzioni da sensibilizzare

Sebbene i giovani siano il target di riferimento di questo progetto di impatto a lungo termine, è utile considerare anche quei “contenitori” di adulti la cui reputazione ed autorevolezza può essere rilevante nel percorso educativo delle future generazioni

Il MIUR, grazie alla sua struttura capillare in sotto-livelli regionali e provinciali può essere intercettato per proposte da fare ai docenti. Possiamo pensare di proporre dei seminari informativi affinché quanto raccontato sopra possa essere recepito e potenziato anche da loro. Anche in questo caso possiamo differenziare interventi per i docenti dei diversi gradi di istruzione.

CONI Nazionale, regionale e delegazioni provinciali, potrebbero sensibilizzare le Federazioni Sportive per realizzare interventi atti a stimolare le società locali a generare programmi esperienziali che favoriscano l’osmosi tra i due mondi, quello dello sport e del sociale. Anche i Giochi sportivi studenteschi, recentemente oggetto di un’azione di nuova istituzionalizzazione, potrebbero essere un ottimo modo per lavorare sulla cultura dello sport sociale nei ragazzi e nei tecnici sportivi.

EPS Enti di Promozione Sportiva, sono le organizzazione che più di ogni altre da sempre raccolgono al loro interno esperienze vive di sport sociale, li vedo come testimonial di eccezione in questo percorso educativo per le scuole.

Gli ATENEI universitari potrebbero pensare ad un “orientamento attivo” degli studenti, percorsi ed attività che entrano nelle scuole superiori a mostrare lo sport sociale, le opportunità professionali e i relativi percorsi di preparazione.

REMIND: Gli adulti creano molti contenitori per i più giovani

Qualche suggerimento di attività per le scuole

  • Visiting teacher, accogliamo esperti e rappresentati delle realtà sportive locali che svologono progetti di sport sociale, diamogli modo di raccontare ciò che fanno
  • Cineforum, oggi la tv on-demand è uno strumento che possiamo utilizzare e ha un sacco di esempi per poter raccontare storie di sport sociale
  • Esperienze pratiche, facciamo in modo di generare esperienze negli studenti, con attività all’interno e all’esterno della scuola in cui gli facciamo vivere da diversi punti di vista l’esperienza dell’inclusione
  • Suggeriamogli e organizziamogli esperienze esterne alla scuola di supporto e aiuto allo sport sociale
  • Favoriamo nei più grandi esperienze volontariato scolastico a tema sportivo
  • Strutturiamo l’alternanza scuola lavoro con il privato sociale territoriale che opera con lo sport in modo professionale
REMIND: Esperienza per percepire esistenza

Riflessioni di Sviluppo manageriale

Eccoci nuovamente all’elemento rilevante, la pratica, l’attuazione. Ciò che vi ho raccontato in questo articolo è semplicemente figlio di una continua sperimentazione. Oltre a poter essere integrato e migliorato anche dall’esperienza di altri, mi riporta a riflettere sul grande elemento di valore che è l’agire.

Nel caso specifico dobbiamo chiederci cosa sta a monte di questa possibile azione per rendere sempre più reale e connaturato alla vita, alla società, lo sport sociale. Come mai fino ad oggi queste attività siano state implementate solo in parte e in modo poco organico. La risposta che debbano essere le istituzioni a farsene carico tradisce uno dei principi cardine del mio pensiero che è “occuparsi di ciò su cui possiamo avere influenza”. Preferisco raccontare di come si possa prendersene carico facendo per primi il passo professionale. Iniziamo a vivere questa attività come parte del nostro percorso professionale di professionisti dello sport sociale. Cerchiamo le soluzioni per dedicare tempo, per facilitare una risposta corale del nostro contesto territoriale a questo bisogno: dedichiamo tempo sia verso la proposta alle scuole, ma anche verso il mondo del terzo settore per abbracciare un percorso di crescita, studio e rinnovamento del proprio posizionamento professionale. Un altro modo di investire il proprio tempo è quello sullo studio e l’informazione settoriale.

REMIND: Dedichiamo tempo allo sviluppo professionale dello sport sociale

10 Tips Sociosportive

  1. La Scuola è comunità: pensiamola nello sviluppo integrato anche dello sport sociale come soggetto protagonista
  2. Puntiamo all’OSMOSI Comunitaria: troviamo il modo di creare contatto e scambio tra il Terzo settore, lo sport locale e le scuole
  3. Lavoriamo per generare Fiducia per lo sport sociale: Favorire la conoscenza del mondo sportivo sociale aiuterà a farne percepire il valore e le opportunità
  4. 33 ore annuali di Ed-Civica per ogni anno di studio: può essere questo il gancio con cui portare lo sport sociale nel percorso scolastico
  5. Manager dello sport civico: potrebbe essere una nuova dimensione professionale del futuro a cui iniziare a legare uno Storytelling per bambini, giovani e futuri lavoratori dello sport
  6. Contribuiamo a creare la categoria mentale dello “Sport Sociale” professionale: Dare voce all’impegno professionale nello sport sociale aiuterà le future generazioni a immaginarlo come ambito di lavoro
  7. La scuola è sempre un ottimo punto di partenza: prepariamo dei moduli di sport sociale per gli studenti da proporre nelle scuole
  8. Prevediamo di coinvolgere Maestre, insegnanti, professori e docenti: Anche loro sono da informare e portare a bordo del percorso educativo
  9. Il manuale dello sport sociale: immagina un indice per un libro didattico per la scuola
  10. Potenziamo la visione delle istituzioni: facciamo vedere dove si può arrivare suggerendo e proponendo idee

10 Tips Conclusioni

Costruirsi un modo per fare cultura in modo continuativo è la strada per poter arrivare, nel tempo, a generare una percezione reale dello sport sociale come contesto di vita e quindi professionale.

Tra i primi passi c’è quello di iniziare a presentarsi agli studenti come professionista dello sport sociale. Può essere molto utile per creare nelle loro teste una nuova categoria.

Più in generale, lo sport, resta un grande connettore e facilitatore sociale, lo possiamo utilizzare per fare cultura all’interno dell’istituzione scolastica.

Possiamo farci carico di un grande percorso educativo partendo dalla nostra comunità che resta il punto di riferimento.

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Autore: Claudio Massa

Per anni ho faticato a rispondere alla canonica domanda “di cosa ti occupi”, ora, a chi me lo chiede, dico con fermezza “sono un Innovatore Sportivo”. Sostengo con le mie competenze e il mio impegno la realizzazione di idee e progetti di Innovazione Sociale nello sport e nell’educazione. Praticare la cultura di impresa nell’Innovazione Sociale è un percorso che si accompagna alla consapevolezza della propria crescita personale. Pubblico contenuti con riflessioni su esperienze personali, racconti, progetti, idee, errori, esercizi, appuntamenti, materiali didattici, che hanno a che fare con lo Sport per l’Innovazione Sociale. Lo faccio per condividere le mie esperienze e favorire nuove opportunità per persone, enti, territori, aziende e professionisti che si occupano di Sport e vogliono potenziarne i benefici tramite la sua applicazione nell’Innovazione Sociale.

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