Per me, una delle cose più faticose, è avvertire la sensazione di doversi fermare, la associo ad un evento simile a quando da bambino giocavo in cortile e, sul più bello, mia mamma mi chiamava dalla finestra. Cercavo di negoziare qualche minuto ma poi, inesorabile arrivava il secondo e il terzo richiamo. A quel punto cedevo e finalmente mi fermavo.

Mentre mi occupo delle mie attività mi capita di vivere periodi di grande entusiasmo, con il vento in poppa, guidato dalla passione. Scrivo contenuti, parlo del progetto, immagino e abbozzo attività. Poi ad un tratto inizio a sentire qualche cosa di strano, si modificano le percezioni positive e si insinua in me il richiamo alla pausa, ma non mi fermo, è troppo bello provare quel trasporto, quella gioia.

Prima o poi devo fermarmi e ascoltare anche l’altra campana. Si tratta di sensazioni ed emozioni che arrivano prevalentemente quando riesco a sovrapporre il mio flusso di pensieri, il mio progetto e le mie idee alla realtà.

L’innesco dell’intuizione a fermarsi può venire da sensazioni, da letture, oppure da una frase di qualcuno.

Non tutto il male vien per nuocere anzi, con il tempo ho imparato a mettere a regime e dare struttura a questo processo facendolo diventare quello che oggi definisco un “esercizio di consapevolezza”.

Il treno di pensieri che seguono il flusso di ispirazione è fondamentale, ma lo è anche il contatto con la realtà. Quindi, per evitare di trovarsi ad aver investito tempo ed energie su binari che portano verso il nulla, l’esercizio è quello, periodicamente, di fissare dei momenti di “osservazione consapevole”.

Soli o in compagnia, istituite un momento in cui mettete simbolicamente al centro di un tavolo il vostro progetto, la vostra idea, la vostra azienda, e la osservate.

Io lo faccio con un foglio in mano, lo divido in 4 parti e cerco di dare un nome ad ognuna per dividere per argomento, da subito, le nuove indicazioni.

Se svolgete il lavoro da soli otterrete informazioni legate ad aspetti più di struttura, come lo stato di avanzamento dei lavori, scadenze, priorità. Riuscirete a verificare bene se ci sono aree da potenziare che, addirittura necessitano di un vostro miglioramento personale di competenze. Difficilmente riuscirete a mettere in discussione l’idea e il progetto nella sua identità, è molto probabile che ci siate talmente affezionati da non riuscire ad essere oggettivi nella sua analisi.

Condividere con altri l’esercizio e annotarsi le loro osservazioni, domande, appunti, vi avvantaggia anche sugli aspetti più essenziali del progetto. Ottenere questo è la vera utilità di un lavoro del genere, quindi, nel descrivere alle persone che coinvolgerete la vostra idea, siate il più oggettivi possibile, se avete del materiale descrittivo da fornirgli fate in modo che sia estremamente neutrale e privo di giudizi ed interpretazioni. In questo modo potrebbe ottenere feedback autentici. Potete condurre l’incontro in modo informale, lasciando spazio alle persone di raccontare il loro pensiero, potete guidare il brain_storming, oppure utilizzare delle domande.

Eccone alcune da utilizzare poter rendere operativo il lavoro sia da soli che in gruppo:

  • Osservarlo: cosa vedete?
  • Numerarlo: tempi, fasi, costi, ricavi…
  • Descriverlo: le parole che usereste per parlarne
  • Farsi alcune domande:
    • A chi si rivolge?
    • Che sogno realizza?
    • Che problema risolve?
    • Esiste già?

Già in questo modo potrete ottenere indicazioni per fermarvi in modo costruttivo e rispiegare le vele dell’entusiasmo verso una direzione maggiormente orientata al risultato.

Buona osservazione consapevole.

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